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Bitcoin in Italia: meglio comprarlo “spot” o investire con ETF/ETN/ETP? Pro, contro e differenze pratiche

Tempo di lettura: 5 minuti

Quando il prezzo di Bitcoin scende e la volatilità aumenta 📉, molte persone iniziano a chiedersi se non sia il momento giusto per aggiungerne una piccola quota in portafoglio. La domanda successiva, in Italia, è quasi sempre la stessa: meglio comprare Bitcoin direttamente (spot) o esporsi al prezzo tramite un prodotto finanziario come ETF/ETN/ETP? 🤔 In questa guida facciamo chiarezza con parole semplici, confrontando proprietà, rischi, comodità e soprattutto il tema fiscale, che nel nostro Paese pesa tantissimo sulla scelta finale.

Due strade diverse: possedere Bitcoin o possedere “un pezzo di finanza”

Il punto chiave è distinguere tra:

  • Acquisto spot 🧱: compri Bitcoin e lo detieni tu in un wallet (portafoglio). In pratica sei il proprietario e puoi spostarlo, custodirlo e usarlo.
  • Prodotto finanziario 🧾: compri un titolo (spesso in Europa è un ETN o ETP) che replica il prezzo di Bitcoin. Sei esposto all’andamento, ma non possiedi Bitcoin e non lo puoi usare come denaro nativo.

Un paragone utile 🪙: spot è come comprare oro fisico e metterlo in cassaforte; un prodotto finanziario è come comprare un titolo che segue il prezzo dell’oro, ma senza poterlo prendere in mano.

ETF spot USA vs strumenti europei: cosa può comprare un investitore retail italiano

Negli Stati Uniti esistono ETF spot molto noti, ma in Europa (e quindi in Italia) l’accesso è spesso limitato per i retail 🧩 a causa delle regole MiFID e della documentazione richiesta (es. KID, Key Information Document). Per questo, nella pratica, molti strumenti disponibili agli italiani sono etichettati come ETN o ETP su Bitcoin.

Per verificare quali prodotti sono effettivamente acquistabili e confrontarli (es. mercato europeo vs USA), puoi usare la tabella con codici ISIN 📌: ETF/ETN/ETP su Bitcoin – tabella comparativa.

Broker: dove si acquistano questi strumenti

In Italia molti broker e banche consentono l’acquisto di ETP/ETN su Bitcoin 🏦, ad esempio piattaforme come DeGiro, Trade Republic, Scalable Capital, Fineco, Directa SIM e altri. Non tutti offrono gli stessi mercati o gli stessi strumenti, quindi la verifica migliore è semplice: copia l’ISIN dalla tabella e cercalo nel tuo broker 🔎.

Il caso “investitore professionale”

Alcuni broker permettono di richiedere lo status di investitore professionale 🧠, che può sbloccare un universo più ampio di strumenti (anche extra-UE). Ma attenzione: questa scelta comporta meno tutele e più responsabilità, quindi va valutata con prudenza.

La voce più sottovalutata: il TER (costo annuo)

Quando compri un ETP/ETN/ETF, paghi un costo annuo chiamato TER 💸. Nella pratica può andare da valori molto bassi (anche 0,05%) fino a livelli elevati (anche 2%). Il TER impatta il rendimento nel tempo, quindi è un numero che va guardato sempre prima di scegliere lo strumento 👀.

Detto questo, il TER non è l’unico criterio: contano anche liquidità, struttura, custodia, emittente, tracking, spread e altri aspetti. Ma se l’obiettivo è capire “quanto mi costa tenerlo”, il TER è il punto di partenza ✅.

Bitcoin spot: cosa ottieni davvero (e perché interessa ai bitcoiner)

Comprare spot significa ottenere le proprietà native di Bitcoin 🔑. In particolare:

  • Possesso reale: Bitcoin è tuo, non “un diritto” verso qualcuno.
  • Trasferibilità 📤: puoi inviarlo quando vuoi, a chi vuoi.
  • Resistenza alla censura 🛡️: nessuno può bloccare una transazione valida se controlli le chiavi.
  • Nessun rischio emittente: se un intermediario fallisce, i Bitcoin che hai già in self-custody restano tuoi.
  • Uso avanzato: puoi usare soluzioni come Lightning Network ⚡ e strumenti di privacy (es. coinjoin) se sai cosa stai facendo.

Ma c’è un rovescio della medaglia: la responsabilità 🧯. Se perdi le chiavi, se non fai backup corretti, se ti fai rubare l’accesso, non c’è “recupero password”. La libertà qui è totale, nel bene e nel male.

Prodotti finanziari su Bitcoin: il vantaggio della comodità (e della delega)

Con un prodotto finanziario deleghi tutto 🙌:

  • custodia e gestione tecnica (non devi proteggere chiavi e seed);
  • operatività semplice (compravi/vendi come un titolo);
  • spesso più integrazione con il mondo bancario e del risparmio gestito 🧾.

In cambio accetti un punto fondamentale: rischio di controparte ⚠️. Ti affidi all’emittente, al broker, alle regole del sistema e alla possibilità (reale) di blocchi, limitazioni, delisting o problemi operativi. Non è “la norma”, ma è una possibilità che esiste e va capita.

Il fattore decisivo in Italia: la tassazione (26% vs 33%)

Qui arriviamo al punto che, per molti, ribalta completamente il confronto 🇮🇹. In Italia, a parità di esposizione al prezzo:

  • le plusvalenze su Bitcoin detenuto spot possono essere tassate al 33% 🧨 (secondo l’impostazione citata in trascrizione);
  • le plusvalenze su strumenti finanziari collegati a Bitcoin (ETN/ETP/“ETF” nel linguaggio comune) restano spesso al 26% 📉.

Questo differenziale può rendere il prodotto finanziario più conveniente pur non dandoti Bitcoin.

Esempio numerico (semplificato) 💡

Scenario: acquisto equivalente a 100.000 € e dopo 5 anni il valore arriva a 1.000.000 € (plusvalenza 900.000 €). Considerando anche un TER ipotetico dell’1% annuo sul prodotto:

  • Spot (33%): profitto netto stimato ~ 703.000 €.
  • ETN/ETP (26% + TER): profitto netto stimato ~ 742.000 €.

La differenza è circa 40.000 € in più a favore dello strumento finanziario 🧾, semplicemente per via della tassazione (nell’esempio riportato), anche dopo aver considerato un costo annuo.

Compensazione plus/minus e “ottimizzazione” fiscale

Esiste poi un aspetto tecnico importante 🧠: se investi anche in strumenti tradizionali, in certi casi plusvalenze e minusvalenze possono essere compensate all’interno dello “stesso contenitore fiscale”, rendendo l’approccio tramite strumenti finanziari ancora più efficiente. È un tema da affrontare con un commercialista o un consulente competente, perché dipende dalla tua operatività e dal regime del broker.

Regime amministrato vs dichiarativo: cosa cambia davvero per chi compra spot

Con Bitcoin spot, molto spesso sei in regime dichiarativo 🧾: significa che devi tracciare acquisti/vendite e presentare correttamente i dati in dichiarazione (o farlo fare a un professionista). È un lavoro che spaventa i nuovi arrivati, ed è uno dei motivi per cui tanti scelgono la “via finanziaria”.

Per chi vuole semplificare la parte di monitoraggio e reportistica, esistono strumenti dedicati che fanno da portfolio tracker e generano report fiscali 📑. L’idea è ridurre errori e stress, soprattutto se si usano più wallet o exchange.

Qual è la scelta “migliore”? Dipende da cosa stai cercando

Per un principiante, il modo più onesto di decidere è porsi due domande 🧭:

  1. Voglio solo esposizione al prezzo (obiettivo puramente economico) 💶, accettando intermediari e compromessi?
  2. Voglio possedere Bitcoin e usarlo davvero, con autonomia, privacy e resistenza alla censura 🔑, accettando responsabilità e complessità?

In Italia, per come è costruito il quadro fiscale citato, l’opzione finanziaria spesso risulta più conveniente economicamente 📊. Ma per un bitcoiner massimalista la conclusione resta: senza self-custody non possiedi Bitcoin, possiedi un prodotto—e sono due cose diverse, con valori e rischi diversi.

Dove approfondire (risorse)

La scelta finale è un compromesso tra efficienza fiscale e semplicità 🧾 da un lato, e proprietà reale e sovranità personale 🔑 dall’altro, e deve combaciare con i tuoi obiettivi e la tua tolleranza al rischio.