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Trump minaccia di licenziare Powell: tra scontro politico e rischio instabilità monetaria

Tempo di lettura: 2 minuti

🇺🇸 Una minaccia senza precedenti alla Fed

Washington è di nuovo nell’occhio del ciclone: Donald Trump ha minacciato la rimozione di Jerome Powell, attuale presidente della Federal Reserve, durante un incontro riservato con alcuni esponenti repubblicani. Le parole usate – “grave inadempienza dei doveri” – suonano come un atto d’accusa pesantissimo nei confronti del governatore, sollevando dubbi sull’indipendenza della politica monetaria statunitense.

Un portavoce della Casa Bianca ha però precisato che è “altamente improbabile” che si proceda davvero, a meno di evidenze oggettive di condotta illecita. Ma il danno, anche solo a livello di percezione, è già stato fatto.

⚖️ Può un presidente licenziare il capo della Fed?

In realtà, no: secondo la legge americana, il presidente della Federal Reserve può essere rimosso solo per “just cause”, ovvero per violazioni etiche, frodi o incapacità manifesta. Divergenze nella visione monetaria non bastano. Ma l’attacco politico resta forte, e rischia di incrinare la fiducia nel ruolo imparziale della banca centrale.

📉 Mercati volatili: tra cali e rimbalzi

Alla diffusione della notizia, i principali indici statunitensi hanno registrato correzioni immediate: il Nasdaq e l’S&P500 hanno virato in negativo, mentre il dollaro si è indebolito. Tuttavia, il clima si è calmato dopo che Trump ha ridimensionato le sue parole, definendo l’ipotesi “remota”.

🎯 Perché Powell è nel mirino?

Il team di Trump accusa Powell di aver mantenuto una politica troppo restrittiva nel 2024, contribuendo al rallentamento dei consumi e del mercato immobiliare. Il governatore ha invece difeso un approccio prudente, per riportare l’inflazione al 2% senza alimentare nuove bolle.

Ma la tensione tra populismo politico e indipendenza monetaria è evidente: Trump vorrebbe una Fed “allineata” con le esigenze della sua agenda economica. Un’idea che spaventa non poco gli investitori globali.

🧑‍💼 Scott Bessent in pole position?

Tra le voci di corridoio emerge il nome di Scott Bessent, ex CIO di Soros Fund Management, come possibile successore. Una figura di alto profilo ma fortemente connotata politicamente, che – se nominata – potrebbe compromettere la neutralità della Fed agli occhi dei mercati internazionali.

📌 Lezioni da ricordare

Questa vicenda mostra come la stabilità finanziaria sia vulnerabile alla politicizzazione. Bastano poche parole per alimentare l’incertezza. In un’epoca segnata dalla sfiducia nelle istituzioni, l’indipendenza della banca centrale è più cruciale che mai.

La minaccia a Powell non è solo una provocazione: è il simbolo di un mondo dove la politica monetaria diventa terreno di battaglia elettorale. E dove i mercati devono imparare a navigare in mezzo a tensioni geopolitiche sempre più instabili.

🧠 Conclusione

La credibilità della Fed è fondamentale per la stabilità economica globale. Anche se il licenziamento di Powell resta improbabile, il solo fatto che venga evocato rompe un tabù. E ci ricorda che, in un’America sempre più polarizzata, nemmeno le istituzioni economiche sono al sicuro dal fuoco incrociato della politica.

Gli occhi sono puntati su Powell, sulla Fed… e sulle prossime mosse di Trump. Il rischio di nuove scosse è tutt’altro che remoto.

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