Ogni anno, puntualmente, torna lo stesso copione: qualcuno dichiara la morte di Bitcoin. Nel 2025 il record è stato superato: secondo i dati dell’osservatorio indipendente Bitcoin Is Dead, solo dall’inizio dell’anno BTC è stato dichiarato defunto 431 volte da giornalisti, analisti finanziari e opinionisti di vario genere. Eppure, nonostante tutti questi “funerali anticipati”, Bitcoin continua a vivere, prosperare e attirare capitali da tutto il mondo, alimentando il mercato e la discussione su crypto, ETF e inflazione.
📜 Una lunga storia di necrologi
La prima “morte” documentata risale al 2010, quando Bitcoin valeva pochi centesimi. Da allora, ogni fase di volatilità è stata accompagnata da titoli apocalittici. Nel 2011, durante il crollo dell’exchange Mt.Gox, molti media decretarono la fine di Bitcoin. Nel 2013, con il blocco imposto dalla Cina agli scambi, si moltiplicarono nuovi necrologi. Nel 2017, durante il primo boom oltre i 20.000 dollari, venne definito “la più grande bolla della storia”. Nel 2022, il collasso di FTX riportò in auge la retorica del “game over”. Eppure, nonostante oltre 5000 “morti ufficiali” dichiarate negli ultimi quindici anni, la criptovaluta non solo è sopravvissuta, ma ha raggiunto nel 2025 nuovi massimi vicini a 120.000 dollari per coin, rafforzando la sua presenza nel mercato globale delle crypto.
📰 Perché i media amano “uccidere” Bitcoin
Dietro ogni necrologio c’è una logica precisa. I titoli sensazionalistici catturano l’attenzione molto più di un tono neutrale e “Bitcoin è morto” funziona sempre in termini di visibilità. Inoltre, la ciclicità di un mercato volatile, con rialzi parabolici seguiti da correzioni profonde, offre terreno fertile a chi annuncia la fine. Esiste anche una resistenza culturale: Bitcoin mette in discussione concetti secolari come banche centrali e politica monetaria in relazione all’inflazione, per cui è naturale che parte del sistema finanziario tradizionale abbia interesse a screditarlo, anche quando il dibattito si sposta su strumenti come gli ETF e l’integrazione dell’asset nelle pratiche istituzionali.
🛡️ La vera lezione: antifragilità
Il paradosso è che più viene “ucciso”, più Bitcoin si rafforza. Questo accade perché incarna il concetto di antifragilità: non solo resiste agli attacchi, ma da essi trae nuova energia e consapevolezza. Ogni volta che se ne annuncia la fine, nuovi investitori scoprono la sua storia di resilienza, gli sviluppatori continuano a potenziare la rete, i miner trovano soluzioni energetiche più efficienti e le istituzioni iniziano a prenderlo con crescente serietà. Il risultato è un asset più robusto e più radicato nell’economia digitale, capace di influenzare il mercato delle crypto e le conversazioni su ETF e gestione dell’inflazione.
📈 2025: tra funerali e nuovi record
L’anno in corso è emblematico. Nonostante centinaia di “morti annunciate”, Bitcoin rimane vicino a livelli record, mentre alcuni analisti arrivano a prevedere obiettivi di prezzo ambiziosi entro fine anno. In parallelo, il mining attraversa una fase complessa in cui l’energia diventa il vero fattore competitivo e chi non accede a fonti efficienti rischia di uscire dal gioco. Questa selezione naturale, tuttavia, sembra rendere il network più solido e competitivo, contribuendo alla maturazione del mercato e a una maggiore attenzione di investitori e operatori professionali, anche attraverso veicoli regolamentati come gli ETF crypto.
🧩 Il significato simbolico
Il fatto che Bitcoin venga dato per morto centinaia di volte non è un’anomalia, ma parte integrante della sua storia. Significa che divide l’opinione pubblica, scuote lo status quo e obbliga tutti a confrontarsi con un modello alternativo di moneta e riserva di valore. Ogni necrologio diventa una prova indiretta della sua vitalità e della sua capacità di catalizzare il dibattito su temi come l’inflazione, la trasparenza dei mercati e la struttura degli strumenti di investimento, dagli ETF alle strategie più tradizionali.
🏁 Conclusione
Bitcoin non è un asset qualsiasi: è una narrazione globale, un fenomeno economico, culturale e tecnologico. Più lo si dichiara morto, più dimostra di essere vivo. Dopo quindici anni di “morti annunciate” e migliaia di articoli funebri, BTC continua a esistere, crescere e influenzare l’economia mondiale. Forse la domanda non è più se morirà, ma quanto ancora dovrà crescere prima che si smetta di scrivergli necrologi. In un panorama dove mercato, crypto, ETF e inflazione si intrecciano, la sua storia resta un caso di resilienza unico.