Droni a caccia di miner in Malaysia: quando la guerra all’energia diventa guerra a Bitcoin ⚙️🛰️
In Malaysia la vita per i miner di Bitcoin si è fatta davvero complicata. Le autorità hanno iniziato a usare droni dotati di termocamere per individuare attività minerarie illegali, in particolare quelle che rubano energia elettrica alla rete pubblica. Secondo le stime, i furti di corrente legati al mining avrebbero superato il miliardo di dollari, una cifra enorme per qualsiasi sistema energetico nazionale.
Per rendersi meno riconoscibili, alcuni miner installavano le macchine in case abbandonate o capannoni e coprivano il rumore degli ASIC con registrazioni di uccellini diffuse a tutto volume, così da far sembrare il luogo un normale ambiente rurale. Una tattica grottesca ma abbastanza efficace da costringere lo Stato a rispondere in modo sempre più tecnologico. Oggi i droni sorvolano queste aree per cercare anomalie termiche che possano indicare la presenza di rig di mining nascosti.
Questa storia mostra bene un punto chiave: il vero conflitto non è contro Bitcoin in sé, ma contro chi ruba energia. Bitcoin è neutrale, sono gli esseri umani che decidono se usarlo in modo onesto o parassitario. Quando il sistema elettrico viene aggredito su larga scala, gli Stati reagiscono – e lo fanno con gli strumenti che hanno: droni, telecamere, controlli capillari. citeturn0search0

Bitcoin in Borsa: nuove “treasury company” e la statua di Satoshi a Wall Street 📈🏛️
Nel mondo della finanza tradizionale continua a crescere una categoria molto particolare di aziende: le Bitcoin treasury company. Sono società quotate che hanno come modello di business principale l’accumulo di Bitcoin in bilancio, spesso finanziandosi con debito o emissione di azioni. In pratica, molti investitori che non vogliono (o non possono) comprare Bitcoin direttamente, si espongono passando da queste aziende. È una sorta di “proxy” quotato in Borsa. 🤝
21 Capital: la nuova MicroStrategy?
Tra le nuove arrivate spicca 21 Capital, una società che replica il modello reso famoso da MicroStrategy: raccogliere capitale e trasformarlo in Bitcoin in bilancio. La quotazione è avvenuta tramite una SPAC (Special Purpose Acquisition Company), cioè sfruttando una società già quotata ma inattiva che viene fusa con l’azienda che vuole arrivare in Borsa. Questo metodo è sempre più usato perché aggira i tempi e la burocrazia di una IPO tradizionale: si prende un guscio vuoto già approvato dai regolatori, lo si riempie di un nuovo business, si cambia il nome, e il gioco è fatto.
Il mercato però non guarda in faccia nessuno: dopo l’annuncio iniziale entusiasmo, spesso segue una fase di forte volatilità e correzione. È successo con molte aziende di questo tipo e non è detto che 21 Capital faccia eccezione. Chi compra azioni di una treasury company deve ricordare che sta assumendo un rischio doppio: quello di Bitcoin e quello della gestione aziendale. Se il management sbaglia, l’azienda fallisce anche se Bitcoin nel frattempo è salito. 💥
Pro Cap Financial e il proliferare dei “proxy Bitcoin”
Un altro esempio è Pro Cap Financial, legata a figure molto esposte nel mondo finanziario crypto. Anche qui il modello è simile: raccolta di capitale, esposizione a Bitcoin via bilancio, titolo quotato in Borsa per chi vuole esporsi senza comprare direttamente BTC. Il problema? Queste aziende spesso partono a valutazioni aggressive, cavalcano la narrativa, ma poi devono fare i conti con utili veri, governance, cicli di mercato e la concorrenza.
In pratica: comprare queste azioni non è un sostituto di accumulare Bitcoin in cold storage. È un’altra scommessa: più rischiosa, con potenziale più alto ma anche con molti modi in cui può andare storta. Chi vuole esposizione a lungo termine, senza complicazioni, rimane comunque meglio servito da Bitcoin detenuto in self-custody. 🔑
Satoshi entra simbolicamente al NYSE
A livello simbolico, il segnale più forte è stato l’arrivo di una statua dedicata a Satoshi Nakamoto all’interno del New York Stock Exchange. L’opera, realizzata dall’artista Valentina Picozzi e installata in collaborazione con Twenty One Capital, sancisce visivamente qualcosa che sul piano finanziario è già realtà: Bitcoin è entrato nel cuore dell’alta finanza e non uscirà più. citeturn0search2turn0search5
Che la statua rimanga lì in modo permanente o meno, il messaggio è chiaro: i mercati tradizionali hanno scelto di abbracciare Bitcoin, nonostante per anni abbiano provato a ignorarlo o deriderlo. Adesso devono farci i conti.
Tether, Juventus e l’eterna confusione tra fiat, crypto e Bitcoin ⚽💵
Un altro fronte caldo è quello di Tether (USDT), la principale stablecoin del mercato. Tether ha tentato un colpo mediatico enorme: acquistare la quota di controllo della Juventus da Exor, promettendo un investimento da circa 1 miliardo di dollari per rilanciare il club. citeturn0search3
La proposta è stata rifiutata, e sui media mainstream si è scatenata la solita narrazione: Tether come strumento di narcotraffico, riciclaggio, paradisi fiscali, e così via. Alcuni commentatori hanno cavalcato i giudizi negativi arrivati da agenzie di rating tradizionali, che in passato hanno classificato Tether come titolo “spazzatura” per il mondo finanziario regolato, accusandolo di opacità sui collaterali e di legami con giurisdizioni offshore.
Il punto importante, per chi guarda a Bitcoin, è questo: Tether non è Bitcoin. USDT è un asset centralizzato, legato al sistema fiat, emesso da un’azienda che può essere regolata, bloccata, perseguita. Bitcoin è l’opposto: decentralizzato, incensurabile, senza emittente. Mettere tutto nello stesso calderone “crypto” è il modo più rapido per fare disinformazione e per confondere il pubblico. 🤦♂️
È legittimo criticare Tether – anzi, è sano farlo – ma usare Tether come pretesto per attaccare Bitcoin significa non aver capito nulla della differenza tra token fiat su blockchain e moneta digitale nativa, senza controparte.
Roxom: la prima Borsa al mondo denominata in Bitcoin 📊🟧
Un esperimento molto interessante arriva da Roxom, progetto che sta costruendo mercati finanziari interamente denominati e regolati in Bitcoin. L’idea è semplice ma rivoluzionaria: invece di misurare il valore degli asset in dollari o euro, si misurano in Bitcoin. citeturn0search2turn0search6
Roxom ha raccolto quasi 18 milioni di dollari per sviluppare una piattaforma dove si possono scambiare azioni, indici, materie prime, derivati, tutti prezzati e regolati direttamente in BTC, senza passare da fiat o stablecoin. Più di recente, la società ha lanciato il primo stock exchange in BTC focalizzato sulle Bitcoin treasury company, permettendo di comprare titoli di aziende “bitcoin-native” interamente in satoshi. citeturn0search5turn0search4
Cosa cambia quando misuri tutto in Bitcoin?
Per un investitore abituato a ragionare in dollari, il cambio di prospettiva è enorme. Supponiamo di voler investire nell’indice S&P 500. Nella finanza tradizionale guardi quante azioni possiedi e quanto valgono in dollari. In un mercato come Roxom, chiedi invece: quanti Bitcoin vale questo indice?
Se nel tempo il rapporto S&P500/BTC scende, significa che l’indice sta perdendo valore rispetto a Bitcoin. In altre parole: sarebbe stato meglio tenersi i satoshi piuttosto che comprare l’indice. Questa semplice inversione mentale porta a una conseguenza esplosiva: spinge le persone a considerare Bitcoin non più come un asset speculativo, ma come unità di conto e riserva di valore di riferimento. 🧠
È ancora presto: la volatilità è alta, l’adozione limitata e gli importi raccolti sono inizialmente modesti rispetto ai mercati tradizionali. Ma questi esperimenti fanno da laboratorio per un futuro in cui misurare la ricchezza in Bitcoin sarà la norma, non l’eccezione.
Silk Road: vecchi wallet che si risvegliano dopo 10 anni 🕵️♂️
Ogni tanto la blockchain di Bitcoin regala colpi di scena storici. Alcuni indirizzi collegati alla vecchia Silk Road – il marketplace del dark web chiuso più di dieci anni fa – hanno ricominciato a muovere fondi dopo un lungo letargo. In pochi movimenti sono stati consolidati Bitcoin per un controvalore di oltre 3 milioni di dollari, mentre nei wallet collegati a Silk Road rimarrebbero ancora decine di milioni di dollari in BTC non toccati. citeturn0search1turn0search9
Non è chiaro chi stia muovendo questi fondi: potrebbero essere ex collaboratori, persone che avevano accesso ad alcune chiavi, o addirittura Ross Ulbricht stesso tramite intermediari, anche se questa resta solo un’ipotesi. In ogni caso, questi movimenti ricordano a tutti una verità fondamentale: su Bitcoin nessun conto “si prescrive”. Se custodisci bene le chiavi, puoi spostare fondi dopo 5, 10 o 20 anni senza chiedere permesso a nessuno. Questo è il potere (e la responsabilità) della self-custody.
Save the Children: Bitcoin per le donazioni umanitarie 🌍❤️
Uno dei segnali più belli di maturazione dell’ecosistema è l’adozione di Bitcoin da parte di grandi organizzazioni umanitarie. Save the Children, una delle ONG più importanti al mondo, accetta Bitcoin dal 2013 ed è stata tra le prime a farlo. Nel 2025 ha lanciato un Bitcoin Fund dedicato, in partnership con Fortris, per ricevere donazioni in BTC, conservarle fino a quattro anni e usarle in modo più flessibile e rapido nelle crisi umanitarie. citeturn0search0turn0search9
L’idea è semplice ma rivoluzionaria per il settore non profit:
- Bitcoin permette pagamenti veloci e globali, anche in aree escluse dal sistema bancario.
- Le donazioni possono essere verificate on-chain, aumentando la trasparenza.
- Se l’ONG decide di holdare per alcuni anni, può beneficiare dell’eventuale apprezzamento, aumentando l’impatto delle donazioni.
Al tempo stesso, Save the Children continua ad accettare anche altre crypto e stablecoin, ma il fatto che abbia creato un fondo specifico per Bitcoin mostra chiaramente quale asset viene considerato come riserva di valore strategica di lungo periodo.
Per chi vuole sostenere cause umanitarie senza rinunciare ai principi di trasparenza, incensurabilità e indipendenza, questa è una delle evoluzioni più importanti degli ultimi anni.
ETF creativi (e discutibili): l’idea di comprare Bitcoin solo di notte 🌙
Nel mondo della finanza tradizionale la fantasia non manca. Uno degli esperimenti più curiosi è la proposta di un ETF chiamato, in modo molto evocativo, Bitcoin Treasury After Dark, con ticker NITE o simili. L’idea: il fondo compra Bitcoin alla chiusura dei mercati USA e vende alla riapertura, restando esposto a BTC solo durante la sessione notturna. citeturn0search1
La tesi dietro questo prodotto è che Bitcoin sarebbe meno volatile nelle ore in cui Wall Street dorme, quindi si potrebbe ottenere un profilo rischio/rendimento teoricamente più interessante. In pratica è un prodotto di nicchia, con una forte componente di marketing: serve più a dimostrare che “si può fare di tutto” con gli ETF che a offrire un reale vantaggio strutturale. 🤹♂️
Per chi guarda Bitcoin da una prospettiva di accumulo di lungo periodo, questi strumenti sono più rumore di fondo che altro. Ma indicano quanto il sistema finanziario tradizionale sia ormai disposto a creare prodotti sempre più particolari pur di cavalcare la domanda di esposizione a BTC.
Trump, la strategia di sicurezza nazionale e il silenzio su Bitcoin 🇺🇸
Molti sostenitori avevano dipinto Donald Trump come il “crypto president” o addirittura “Bitcoin president”, soprattutto dopo le sue uscite pro-crypto, il lancio di meme coin e NFT su varie chain e alcune dichiarazioni apparentemente favorevoli a BTC. Tuttavia, nel National Security Strategy, il documento che delinea l’approccio degli Stati Uniti alle tecnologie emergenti e ai rischi strategici, Bitcoin e blockchain non vengono praticamente menzionati. citeturn0search1turn0search9
Questo scollamento tra retorica pubblica e testi ufficiali è importante. Significa che, al netto delle dichiarazioni per raccogliere consensi tra i bitcoiners, a livello di policy concreta Bitcoin non è ancora percepito come elemento centrale della strategia tecnologica nazionale. Anzi, spesso viene ancora confuso con il calderone generale delle “crypto”, delle meme coin e della speculazione di breve periodo.
Nel breve questo può anche sostenere il prezzo – perché un clima politico più morbido facilita ETF, prodotti finanziari, iniziative di mercato – ma nel lungo periodo non aiuta a chiarire la natura unica di Bitcoin come infrastruttura monetaria neutrale e indipendente.
Il report River 2025: ETF e aziende pubbliche detengono più Bitcoin degli exchange 📊
Uno dei dati più importanti arriva dal Bitcoin Custody Report 2025 di River. Per la prima volta nella storia, la quantità di Bitcoin detenuta da ETF e compagnie pubbliche ha superato quella detenuta sugli exchange centralizzati. citeturn0search1
Secondo il report, ETF e treasury company detengono quasi 300 miliardi di dollari in Bitcoin, pari a circa l’11,6% della supply totale. Allo stesso tempo, il numero di BTC sugli exchange continua a scendere, mentre cresce l’uso di:
- veicoli regolamentati (ETF, fondi chiusi, ecc.);
- bilanci aziendali (aziende che accumulano BTC in Tesoreria);
- self-custody individuale.
Da una parte questo indica un forte ingresso di capitali istituzionali, che preferiscono strumenti regolamentati piuttosto che comprare e custodire direttamente. Dall’altra, rafforza lo scenario di offerta sempre più scarsa sul mercato spot: meno Bitcoin sugli exchange significa meno BTC immediatamente disponibili per la vendita.
È importante ricordare che ETF e aziende, per quanto strutturate, restano entità centralizzate: non sono “Bitcoin veri in tasca tua”. Ma fotografano benissimo un cambio di fase: stiamo passando da un’adozione guidata quasi solo da retail e early adopter a una fase in cui fondi, advisor e grandi patrimoni iniziano a giocare la loro partita.
Nuove proposte tecniche: BIP 89 e BIP 110, tra privacy e dati sul chain 🧱
Ogni anno Bitcoin evolve lentamente, attraverso proposte chiamate BIP (Bitcoin Improvement Proposal). Di recente sono stati assegnati due nuovi numeri a proposte molto discusse: BIP 89 e BIP 110. citeturn0search1turn0search7
BIP 89 – Chain Code Delegation: più privacy nella custodia collaborativa 🔐
Molte aziende di custodia e molti utenti avanzati usano schemi multisignature (multisig), dove per spendere fondi servono, ad esempio, 2 chiavi su 3. Una chiave è dell’utente, una dell’azienda, una di backup. Fino ad oggi, però, l’azienda che aiuta nella custodia doveva spesso conoscere la chiave pubblica estesa (xpub) del wallet del cliente, cioè una chiave che – pur non permettendo di spendere – consente di vedere tutte le transazioni e il saldo del portafoglio.
Questo crea problemi di privacy e di sicurezza dei dati: se queste informazioni trapelano o vengono rubate, qualcuno può mappare completamente la ricchezza dell’utente.
BIP 89, Chain Code Delegation, propone un sistema in cui la parte che ti aiuta nella custodia può firmare quando serve, ma senza vedere tutta la storia del tuo wallet. In pratica, delega solo la porzione di informazioni necessaria alla firma, preservando la riservatezza dell’utente. È un passo enorme verso custodia collaborativa con privacy forte, un modello che può scalare a famiglie, aziende e fondazioni senza costringerle a spogliarsi completamente davanti al custode. citeturn0search1turn0search7
BIP 110 – Reduced Data Temporary Softfork: tagliare lo spam o censurare? 🧨
BIP 110, “Reduced Data Temporary Softfork“, nasce dal dibattito esploso negli ultimi anni sull’uso della blockchain di Bitcoin per inscrivere immagini, NFT, file e dati non monetari (fenomeno degli Ordinals, inscriptions, ecc.). L’idea della proposta è: per un periodo di tempo limitato, ridurre drasticamente il tipo e la quantità di dati che possono essere inseriti nelle transazioni, in modo da bloccare spam e uso improprio dello spazio dei blocchi. citeturn0search1turn0search7
I sostenitori ritengono che questo protegga Bitcoin come layer monetario, evitando congestione artificiale e fee pompate da contenuti inutili. I critici vedono invece il rischio di una censura di fatto, perché si iniziano a giudicare “transazioni buone” e “transazioni cattive” in base al contenuto, andando contro il principio “don’t censor valid transactions“.
È difficile che una proposta così divisiva passi in tempi brevi, ma il solo fatto che abbia ormai un numero BIP mostra che il dibattito è entrato nella fase seria. E rivela una tensione di fondo: Bitcoin è solo denaro o anche spazio dati neutrale? La risposta a questa domanda determinerà le scelte tecniche dei prossimi anni.
La rimozione del seed node di Luke Dashjr: quando la neutralità diventa politica ⚔️
Un episodio molto discusso nella comunità tecnica riguarda Luke Dashjr, sviluppatore storico e principale promotore della linea più restrittiva contro gli Ordinals. Alcuni maintainer di Bitcoin Core hanno deciso di rimuovere il suo DNS seed (uno dei nodi “di riferimento” che i nuovi nodi usano alla prima accensione per scoprire il resto della rete) dall’elenco ufficiale. citeturn0search1turn0search7
Motivo: Luke aveva iniziato a filtrare i nodi che eseguivano le versioni più recenti di Bitcoin Core (dalla v30 in avanti) perché in disaccordo con alcune scelte. In questo modo violava il principio di neutralità richiesto ai seed: dovrebbero limitarsi a elencare nodi, non a giudicarli.
La rimozione non impedisce certo a Luke di partecipare alla rete, ma è un segnale forte di come anche all’interno dello sviluppo di Bitcoin esista una dimensione profondamente politica. Non si discute solo di codice, ma di valori, priorità, visione a lungo termine.
Alla fine, però, il meccanismo decentralizzato resiste: chi non è d’accordo con Bitcoin Core può usare altri client, altri seed, altri strumenti. Il consenso su Bitcoin è emergente, non imposto dall’alto.
Electrum e i “submarine payments”: pagare senza pensare a on-chain o Lightning ⚡
Uno dei maggiori ostacoli all’adozione di Bitcoin nel quotidiano è la complessità percepita: on-chain, Lightning, indirizzi diversi, fee, conferme… Per l’utente medio è troppo. Wallet come Electrum stanno lavorando per nascondere questa complessità con strumenti come i Submarine Payments. citeturn0search1turn0search7
In pratica, l’utente paga con il suo saldo Lightning un indirizzo che sembra on-chain, e il wallet si occupa di fare lo “swap” dietro le quinte. Il risultato è che puoi pagare:
- indirizzi on-chain;
- indirizzi Lightning;
- eventualmente altri layer in futuro,
senza dover capire tu in che modalità stai pagando. Il wallet si occupa di orchestrare tutto. Questo tipo di astrazione è fondamentale perché Bitcoin passi da strumento per “smanettoni” a infrastruttura di pagamento per tutti.
“Making Bitcoin speak human”: indirizzi leggibili come email 📧
Altro grande limite attuale: gli indirizzi Bitcoin sono stringhe lunghe e indecifrabili (bc1q…). Nel 2025 non è più accettabile dover copiare e incollare un codice di 60 caratteri per ricevere un pagamento. Da qui nascono proposte come quelle descritte nel progetto “Making Bitcoin Speak Human” di Spiral, che mira a rendere pagabili indirizzi simili a email tramite il sistema DNS. citeturn0search1turn0search7
L’idea è avere qualcosa del tipo nome@dominio.cash che possa instradare pagamenti verso:
- indirizzi on-chain,
- indirizzi Lightning,
- futuri layer compatibili,
senza che l’utente debba preoccuparsi del formato tecnico. Tu comunichi “questa è la mia mail Bitcoin”, il wallet dell’altra parte risolve via DNS e manda i satoshi nel posto giusto.
Se queste soluzioni verranno adottate in massa, effettuare un pagamento in Bitcoin diventerà intuitivo quanto mandare una mail. Ed è esattamente questo il livello di semplicità necessario perché Bitcoin possa competere, sul fronte user experience, con PayPal, Satispay o le carte tradizionali. 📲
Ordinals, Taproot Wizards e la proposta “Decat”: una provocazione contro la censura 🧙♂️
Nel dibattito sugli Ordinals – gli NFT nativi di Bitcoin – è spuntata anche una proposta chiamata “Decat”, portata avanti da figure vicine ai Taproot Wizards, il collettivo simbolo di questo movimento. A prima vista può sembrare una mossa per “distruggere gli Ordinals“, perché propone cambiamenti drastici per bloccare transazioni non puramente monetarie. citeturn0search1turn0search7
In realtà si tratta di una provocazione: l’obiettivo è mostrare quanto sarebbe assurdo e pericoloso introdurre criteri arbitrari per decidere quali UTXO o quali dati sono “buoni” e quali no. Se accettiamo di bloccare gli Ordinals oggi, domani qualcuno potrebbe trovare una giustificazione per bloccare qualsiasi uso scomodo di Bitcoin.
La morale che i Taproot Wizards vogliono far emergere è chiara: se Bitcoin vuole restare incensurabile, non può trasformarsi in un tribunale che valuta il contenuto delle transazioni. O sono valide secondo le regole di consenso (firma, script, limiti di dimensione, ecc.) o non lo sono. Punto.
Wasabi Wallet e i “PayJoin”: pagare e fare privacy nello stesso gesto 🕶️
Passiamo alla privacy. Strumenti come Wasabi Wallet permettono di effettuare CoinJoin, cioè transazioni collaborative che mescolano input di più utenti per rendere molto più difficile tracciare chi ha pagato chi. Finora il flusso tipico era: ricevo Bitcoin, faccio CoinJoin per pulire la cronologia, poi li uso da un indirizzo “nuovo”.
Nuove ricerche e implementazioni stanno spingendo verso un concetto ancora più potente: i PayJoin o pay coinjoin, dove il pagamento stesso è un CoinJoin. Invece di mixare prima e pagare dopo, tu paghi attraverso una transazione collaborativa che coinvolge anche il destinatario. citeturn0search1turn0search7
Risultato: per un osservatore esterno diventa quasi impossibile capire se i fondi sono tornati al mittente o sono finiti al destinatario, e la privacy sale a livelli estremi. Se queste tecniche diventeranno di uso comune nei wallet user-friendly, l’analisi di chain centralizzata perderà una fetta enorme del suo potere di sorveglianza di massa. Ed è esattamente ciò che serve se vogliamo che Bitcoin rimanga denaro contante digitale, non carta di credito 2.0.
Telefonia anonima, grafeneOS e diritto alla riservatezza 📱🕵️♀️
Il tema della privacy non riguarda solo le transazioni, ma anche la comunicazione. Negli Stati Uniti è nata una compagnia telefonica che permette di ottenere una SIM fornendo solo il codice postale, senza nome, cognome o documenti. L’idea è proteggere gli utenti da richieste di sorveglianza invasive: se il provider non conserva dati personali, non può consegnarli nemmeno sotto pressione delle autorità. citeturn0search1turn0search7
Questa iniziativa, unita a progetti come GrapheneOS e telefoni “degooglizzati”, va nella direzione di restituire alle persone un diritto basilare: comunicare senza essere profilate in ogni istante. Per chi usa Bitcoin in contesti a rischio – giornalisti, attivisti, cittadini in Paesi autoritari – questi strumenti possono fare la differenza tra sicurezza e persecuzione.
Domande estreme: Bitcoin sopravviverebbe a 10 anni senza elettricità? 🔌⏳
Nei dibattiti teorici emergono anche scenari estremi, come quelli analizzati da alcuni articoli di approfondimento: cosa accadrebbe a Bitcoin se il mondo (o vaste aree) rimanesse senza elettricità per 10 anni? citeturn0search1
Le conclusioni principali di queste analisi sono due:
- Nel breve-medio termine, Bitcoin ovviamente si fermerebbe in assenza di energia e connettività: niente nodi, niente mining, niente blocchi.
- Tuttavia, una volta ripristinata l’infrastruttura, la rete potrebbe ripartire finché esistono copie della blockchain e persone disposte a riaccendere nodi e miner.
Bitcoin non è invulnerabile alla realtà fisica – dipende da elettricità, hardware, cavi. Ma è sorprendentemente resiliente nel tempo: se i dati sopravvivono, la rete può rinascere. Nessun altro sistema monetario digitale oggi offre questo tipo di persistenza indipendente da qualsiasi Stato o azienda.

La traiettoria di fondo: più istituzioni, più infrastrutture, più libertà 🧭
Mettendo insieme tutte queste notizie – dai droni in Malaysia ai BIP sulla privacy, dagli ETF notturni ai fondi umanitari – emerge una traiettoria chiara:
- Gli Stati reagiscono quando l’uso scorretto dell’energia o la criminalità sfruttano il mining, ma non possono spegnere Bitcoin.
- La finanza tradizionale prova a incapsulare Bitcoin in ETF, azioni, treasury company, perché sa che ignorarlo non è più possibile.
- Le ONG e la società civile iniziano a usare Bitcoin per scopi nobili: donazioni, aiuti rapidi, inclusione finanziaria.
- Gli sviluppatori lavorano su privacy, usabilità e robustezza del protocollo, rendendo più difficile censurare o sorvegliare.
- Gli utenti consapevoli esplorano strumenti di self-custody, CoinJoin, telefoni anonimi e sistemi operativi sicuri.
Bitcoin non è più un esperimento di nicchia: è una rete monetaria globale che si intreccia con politica, energia, diritto, aiuti umanitari, tecnologia e vita quotidiana. Più tempo passa, più diventa chiaro che la domanda non è se sopravviverà, ma in che forma e con quale grado di libertà per i suoi utenti.
Per chi è nuovo a questo mondo, la lezione più importante resta immutata: prima di tutto comprendere cosa sia Bitcoin, poi imparare a custodirlo in autonomia e solo alla fine esplorare la giungla di ETF, azioni, proxy e prodotti derivati. Tutto il resto – droni, Borse in BTC, ETF notturni – è solo contorno rispetto al cuore del gioco: proprietà digitale sovrana, resistente alla censura, per chiunque sul pianeta.



