Shopping Cart

Come le aziende quotate stanno usando Bitcoin: cosa ci dice il maxi‑report di Bitcoin Treasury

Tempo di lettura: 11 minuti

Perché guardare alle aziende quotate per capire Bitcoin 🧠

Capire dove sta andando Bitcoin non significa solo guardare il prezzo sul grafico. Sempre più spesso, infatti, sono le aziende quotate in borsa a determinare una parte importante della domanda e dell’offerta di BTC. Quando comprano accumulano tesoreria, quando vendono generano pressione ribassista. 📉📈

Un report di oltre 120 pagine pubblicato da Bitcoin Treasury analizza in profondità l’adozione corporate di Bitcoin: chi compra, chi vende, quanto detiene ogni azienda e con quali strategie di business. Per chi investe (direttamente o indirettamente) è una miniera d’oro di informazioni, specialmente a fine 2025, mentre ci si prepara a ribilanciare il portafoglio in vista del 2026. 💼

Per consultare il documento in modo interattivo è disponibile anche una versione “navigabile” con intelligenza artificiale tramite NotebookLM di Google, che permette di interrogare direttamente il report con domande in linguaggio naturale.

Numeri chiave: quanto Bitcoin è in mano alle aziende pubbliche 📊

Il report parte da alcuni numeri che danno subito la misura del fenomeno:

  • 12.644 BTC acquistati nel solo mese di novembre dalle compagnie quotate.
  • Circa 4 milioni di BTC detenuti complessivamente da aziende pubbliche.
  • Un valore stimato intorno ai 363 miliardi di dollari custoditi direttamente nei loro bilanci.

Nel report sono elencate le prime 100 aziende per quantità di Bitcoin detenuta. Questa sola tabella è già un’arma potentissima per chi vuole investire in modo indiretto: permette di vedere chi è davvero esposto, chi accumula in modo aggressivo e chi invece resta marginale. 🔍

Questi dati possono essere esplorati in autonomia tramite la versione AI del report su NotebookLM, chiedendo ad esempio “qual è la 21ª azienda per detenzione di BTC?” o “quali aziende hanno comprato di più a novembre?”.

Perché investire in azioni “Bitcoin-related” può essere fiscalmente interessante 🇮🇹

Per un investitore italiano, le aziende quotate esposte a Bitcoin non sono solo un modo indiretto di partecipare al potenziale di BTC, ma anche uno strumento per sfruttare alcune sfumature fiscali. 💸

In estrema sintesi:

  • La tassazione sulle plusvalenze di Bitcoin è oggi al 33%.
  • Le azioni sono tassate al 26%.
  • Le perdite realizzate sulle azioni possono essere compensate con altre plusvalenze della stessa categoria.

Questo significa che acquistare titoli di aziende che detengono o ruotano attorno a Bitcoin consente:

  • di esporsi comunque al tema “Bitcoin” tramite strumenti tradizionali,
  • di mantenere il regime fiscale tipico delle azioni (26%),
  • di gestire in modo più flessibile eventuali minusvalenze all’interno del comparto azionario.

Ovviamente non è un invito a comprare, ma un dato operativo da tenere ben presente quando si confrontano investimenti diretti in BTC e investimenti in aziende che lo detengono. ⚖️

Chi compra, chi vende: non tutte le vendite sono un segnale di panico 🧐

Il report dedica grande attenzione alle aziende che hanno venduto più BTC nell’ultimo periodo. A una prima lettura potrebbe sembrare un campanello d’allarme: “stanno scaricando Bitcoin, hanno cambiato idea?”. In realtà, spesso la spiegazione è molto più sofisticata. 🧩

Tra i casi citati spiccano, per esempio:

  • Sequans, che ha venduto circa 970 BTC, pari a quasi un terzo delle proprie riserve, per ridurre il debito.
  • Aziende di mining come Hut 8 e Bitdeer, che hanno effettuato vendite più corpose rispetto al passato.

Questi movimenti non indicano necessariamente una sfiducia in Bitcoin, ma spesso fanno parte di una gestione attiva del capitale. In particolare, due motivazioni emergono con forza:

  1. Riduzione del debito – usare parte dei BTC come asset liquido per migliorare il bilancio e abbassare il rischio finanziario.
  2. Buyback azionari – vendere una porzione delle riserve in Bitcoin per ricomprare le proprie azioni quando il titolo è depresso.

Nel secondo caso, il meccanismo è questo:

  • il prezzo dell’azione è sceso (magari perché il mercato è ribassista),
  • l’azienda è ancora in profitto sui BTC accumulati (li ha comprati molto prima e a prezzi più bassi),
  • vendendo una parte di Bitcoin può ricomprare le proprie azioni sul mercato, riducendo il numero di titoli in circolazione,
  • in questo modo aumenta il valore per azione e rende più attraente l’investimento per nuovi capitali.

Quindi, in molti casi, non è una “fuga da Bitcoin”, ma una mossa tattica: sacrificare una parte delle riserve per rafforzare la struttura azionaria e attrarre nuovi investitori. ♟️

Perché non tutte le aziende “Bitcoin” sono uguali 🔍

Uno dei meriti principali del report è mostrare chiaramente che non esiste una sola categoria di “azienda Bitcoin”. Ci sono modelli di business molto diversi, con rischi e potenziali estremamente differenti. Capirli è fondamentale prima di comprare una singola azione “perché ha Bitcoin in pancia”. ⚠️

1. Mining companies: producono BTC, non necessariamente li accumulano ⛏️

Le aziende di mining sono spesso percepite come l’esposizione più “pura” a Bitcoin. In realtà, solo una parte dei BTC minati viene trattenuta in bilancio. Il loro core business è generare blocchi e monetizzare il lavoro svolto, non fare HODL ad oltranza. 💡

Nel report emerge che solo circa il 12% di tutti i BTC detenuti dalle aziende pubbliche è in mano ai miner, nonostante il loro ruolo strutturale nella rete. Questo spiazza molti investitori che pensano: “voglio espormi a Bitcoin, compro aziende di mining”. In pratica, spesso:

  • vendono gran parte dei BTC per coprire costi (energia, hardware, personale),
  • stanno diversificando verso business come data center e infrastrutture per l’intelligenza artificiale,
  • vedono Bitcoin più come asset produttivo che come riserva di valore in bilancio.

Per l’investitore questo significa: l’esposizione al prezzo di BTC c’è, ma è mediata e sempre più intrecciata a mercati come AI e infrastrutture digitali. 🔌🤖

2. Equity financing: raccogliere capitale per comprare Bitcoin 📈

All’estremo opposto rispetto ai miner troviamo le aziende il cui modello è quasi interamente basato sull’acquisto aggressivo di BTC tramite emissione di azioni o debito. Il caso simbolo è MicroStrategy (spesso abbreviata come “Strategy” nel parlato). 🚀

Queste aziende:

  • emettono nuove azioni o obbligazioni,
  • raccolgono capitale dagli investitori,
  • lo trasformano in Bitcoin, amplificando l’esposizione rispetto a un semplice acquisto spot.

Il risultato è una sorta di leva strutturale su BTC: quando il prezzo sale molto, queste aziende possono sovraperformare, ma quando il prezzo scende subiscono drawdown ancora più violenti. Sono strumenti per chi vuole una scommessa forte sul lungo periodo, non una posizione “tranquilla”. 🎢

3. Operational financing: aziende con business proprio che accumulano BTC 🧾

Una terza categoria è composta dalle aziende che hanno un business operativo “tradizionale” (software, servizi finanziari, automotive, media, ecc.) e che usano parte degli utili per accumulare Bitcoin in tesoreria.

In questa famiglia rientrano, tra le altre:

  • Coinbase, exchange quotato che genera ricavi da commissioni e servizi,
  • la Trump Media & Technology Group (indicata nel report),
  • Tesla, che ha più volte comprato e venduto BTC in funzione della propria strategia di tesoreria,
  • Block (ex Square) e realtà simili, focalizzate sui pagamenti ma con riserve in BTC.

Qui Bitcoin è una tesoreria di lungo periodo, non il motore principale del fatturato. Chi compra queste azioni si espone sia al core business dell’azienda sia al suo “strato Bitcoin” in bilancio. È un approccio più bilanciato, spesso meno volatile rispetto alle pure Bitcoin-plays alla MicroStrategy. ⚖️

Prezzo medio di carico: chi è in profitto e chi è in sofferenza 💰

Un’altra sezione chiave del report è quella che confronta il prezzo medio di acquisto dei Bitcoin in bilancio di ogni azienda con il prezzo attuale. Questo permette di capire:

  • quali aziende sono ancora in forte profitto sui loro BTC,
  • quali sono sott’acqua e quindi potenzialmente più fragili in caso di ulteriori ribassi,
  • dove il mercato potrebbe sovrastimare o sottostimare il rischio.

MicroStrategy, ad esempio, ha un prezzo medio di carico intorno ai 75.000 dollari per BTC, mentre alcune altre aziende sono entrate pesantemente a 15.000–20.000 dollari. Non basta però guardare il prezzo: conta anche la quantità detenuta. Avere 1 BTC a 15.000 è diverso dall’averne centinaia di migliaia a un prezzo medio più alto. 📌

Per l’investitore, questa mappa di prezzi medi è utile per chiedersi:

  • questa azienda è in perdita latente sui BTC? Come potrebbe reagire a un ulteriore ribasso?
  • oppure è talmente in profitto da avere ancora grande margine di manovra (buyback, nuovi acquisti, espansione)?

È uno strumento prezioso per distinguere tra aziende “robuste” e realtà potenzialmente a rischio se il ciclo ribassista dovesse protrarsi. 🧱

Ciclicità degli acquisti corporate: FOMO anche tra le aziende 📆

Il report mostra un dato che farà sorridere (amaramente): anche le aziende quotate soffrono di FOMO, esattamente come gli investitori retail. 😅

Nel 2025, il mese con più acquisti corporate è stato luglio, proprio quando Bitcoin stava aggiornando i suoi all time high intorno ai 100.000–115.000 dollari. Invece di accumulare nelle fasi di correzione, molte aziende si sono buttate a mercato quando il prezzo era già esploso.

Storicamente, il report evidenzia che:

  • i picchi di acquisto cadono spesso tra Q4 e Q1 di ogni anno,
  • il Q4 è frequentemente il trimestre con più accumulo da parte delle corporate,
  • nel 2025, però, il Q4 è stato sorprendentemente fiacco lato acquisti.

Se questa ciclicità dovesse ripetersi, potrebbe voler dire che grandi ondate di acquisto corporate non si vedranno prima della fine del 2026. In questo scenario, Bitcoin potrebbe continuare a lateralizzare o ritracciare, mentre alcune azioni legate a Bitcoin potrebbero essere “in saldo” prima che ricominci la caccia al BTC da parte delle aziende. 🛒

Non è una previsione certa, ma un quadro statistico utile per ragionare sul timing e su come bilanciare esposizione diretta e indiretta nel medio periodo.

MicroStrategy vs Bitcoin: quando il mercato sconta troppo pessimismo 📉➡️📈

Uno dei grafici più interessanti del report mette a confronto il prezzo di Bitcoin (linea blu) con il prezzo di MicroStrategy (linea arancione), non in termini assoluti ma in valore relativo, per renderli confrontabili. L’area tra le due curve mostra il “premio” o “sconto” che il mercato attribuisce all’azione rispetto al sottostante BTC. 📊

Per lunghi periodi si è visto un premio: comprare MicroStrategy significava, di fatto, pagare un sovrapprezzo rispetto a un acquisto diretto di Bitcoin. Oggi, invece, la situazione appare specularmente opposta:

  • il prezzo relativo di MicroStrategy è crollato rispetto a quello di BTC,
  • lo “sconto” percepito è a livelli estremi rispetto alla storia recente,
  • la forbice tra i due valori è una delle più ampie di sempre.

Quando un gap di questo tipo si apre così tanto, di solito nel tempo tende a richiudersi. Questo può avvenire in due modi:

  1. Bitcoin scende mentre MicroStrategy regge,
  2. o, al contrario, MicroStrategy sovraperforma Bitcoin nella fase successiva.

Da qui nasce l’idea che, ai prezzi attuali, MicroStrategy sia una scommessa a leva su un nuovo ciclo rialzista di Bitcoin. Non è un consiglio di acquisto, ma una lettura dei dati: chi sceglie di esporsi lo fa consapevole di rischi elevati, ma anche di un potenziale di ritorno superiore alla media se la tesi si rivelerà corretta. 🎯

Casi estremi in borsa: il “paraboloide” di Blockchain Group 📈🔥

Tra i tanti esempi citati compare anche una piccola società francese, Blockchain Group (ticker ALCPB), che rappresenta un caso scuola di quanto possano essere violente le dinamiche sui titoli legati a Bitcoin.

A livello grafico, il movimento è stato quasi surreale:

  • dal minimo al massimo annuale un aumento di circa +5400%,
  • successivamente un crollo altrettanto spettacolare,
  • nonostante il drawdown, il titolo rimane comunque a circa +164% year to date.

Questo non è un invito a comprare (anzi: dopo una corsa del genere è altamente improbabile che il pattern si ripeta allo stesso modo), ma un monito:

  • le azioni collegate a Bitcoin possono avere movimenti molto più estremi di BTC stesso,
  • quando “tutti se ne accorgono” è spesso già troppo tardi per salire sul treno,
  • i grandi guadagni si fanno quasi sempre prima che il mercato generalista inizi a parlarne.

Il vero messaggio è uno solo: studiare i report, monitorare i bilanci, farsi un’idea prima che il titolo esploda. Quando i grafici sembrano un razzo verticale, il più delle volte la festa è già finita. 🎆

Chi guadagna e chi perde: la distribuzione delle performance aziendali 📉📊

Il report analizza anche come si sono mossi i prezzi delle aziende esposte a Bitcoin nell’ultimo mese e year to date. Il quadro d’insieme è piuttosto chiaro:

  • la maggior parte delle compagnie è in perdita, con rendimenti tra -100% e -10%,
  • una fetta più ridotta oscilla tra il -10% e lo 0%,
  • solo una minoranza è in verde tra lo 0% e il +100%,
  • pochissime aziende mostrano guadagni superiori al +100%.

Questo è coerente con il dato già visto: la grande maggioranza delle aziende ha comprato Bitcoin sui massimi, proprio nella fase di euforia post-all time high. Era quasi inevitabile che, a distanza di qualche mese, molte fossero in perdita contabile sui loro BTC. 😬

Per l’investitore, però, questa mappa non è solo un elenco di “vincenti” e “perdenti”, ma un punto di partenza per ulteriori domande:

  • le aziende oggi sott’acqua hanno risorse e piano industriale per resistere?
  • quelle fortemente in profitto stanno cogliendo l’occasione per rafforzare bilancio e posizione competitiva?
  • esistono titoli ancora poco noti con bilanci sani e forte detenzione di BTC che il mercato sta sottovalutando?

Come sempre, oltre alle statistiche serve anche una buona dose di fortuna: cogliere la notizia giusta al momento giusto, su un titolo che il mercato non ha ancora prezzato correttamente. 🍀

Enterprise value vs riserve Bitcoin: dove il mercato non sta guardando abbastanza 🧐

Una delle analisi più raffinate del report mette a confronto l’enterprise value (il valore complessivo dell’azienda, considerando capitale proprio e debito) con il valore dei Bitcoin detenuti a bilancio.

Questo parametro permette di vedere:

  • aziende il cui valore di mercato è molto vicino alla quantità di BTC posseduta (come MicroStrategy, per cui Bitcoin è praticamente il business),
  • aziende dove il mercato sembra ignorare quasi del tutto le riserve in Bitcoin.

Il caso di 21Shares/21Capital (citato nel report) è emblematico: ha riserve di BTC rilevanti, ma l’enterprise value è, a oggi, relativamente basso rispetto al tesoro in bilancio. Il mercato, in altre parole, non sta ancora prezzando pienamente quei Bitcoin. Se e quando tornerà una fase di euforia, questa sottovalutazione potrebbe trasformarsi in un forte repricing. 💥

Un ragionamento simile vale per alcune aziende di mining che stanno diversificando il proprio modello di business. Ad esempio realtà come Hut 8 (nel report indicata come “ATH hate”) stanno investendo in:

  • data center per l’AI,
  • infrastrutture energetiche,
  • hosting e servizi per terzi.

Per chi vuole avere in portafoglio qualcosa legato a Bitcoin ma non esclusivamente dipendente da esso, queste aziende possono rappresentare un compromesso interessante: esposizione al tema Bitcoin, ma anche flussi di cassa da attività parallele. 🔌🧮

Dove sono i Bitcoin aziendali? Dominio assoluto degli Stati Uniti 🇺🇸

Dal punto di vista geografico, il report mostra una concentrazione impressionante: circa il 90% dei Bitcoin aziendali detenuti da società quotate si trova negli Stati Uniti. 🗺️

In numeri approssimativi:

  • circa 960.000 BTC in mano a compagnie statunitensi,
  • circa 100.000 BTC distribuiti nel resto del mondo.

In Europa, la situazione è decisamente più timida:

  • aziende tedesche: ~4.000 BTC,
  • aziende francesi: ~5.000 BTC,
  • aziende svedesi: ~1.200 BTC distribuiti su sette compagnie.

Quasi tutto il gioco, però, si concentra su un unico nome: MicroStrategy, che da sola detiene oltre 670.000 BTC. Questo spiega perché il peso degli Stati Uniti nel grafico sia schiacciante e perché il “baricentro” corporate di Bitcoin sia oggi in modo netto sul mercato USA. 🌎

Rischio delisting dagli indici: la variabile MSCI che può ribaltare i prezzi ⚠️

Un capitolo delicato del report è dedicato al rischio di delisting di alcune aziende Bitcoin-related dagli indici azionari globali, in particolare gli indici MSCI. Questo tema è cruciale soprattutto per MicroStrategy ma non riguarda solo lei. 🚨

Che cosa significa, in pratica?

  • alcuni grandi indici (come quelli di MSCI) stanno valutando se escludere dal paniere le aziende eccessivamente esposte a Bitcoin,
  • la votazione è attesa per metà gennaio, con decisione definitiva a inizio febbraio,
  • se la decisione passasse, i fondi indicizzati e gli ETF che replicano quegli indici sarebbero costretti a vendere le azioni in questione.

Per MicroStrategy, le stime parlano di un’uscita potenziale di circa 8 miliardi di dollari dal capitale, con un impatto considerevole sul prezzo. Ma la lista delle aziende potenzialmente colpite è più lunga e il report la elenca nel dettaglio.

Questo genera uno scenario binario interessante per il mercato:

  • se il delisting passa ➝ pressione di vendita forzata, possibile forte correzione dei titoli coinvolti,
  • se il delisting non passa ➝ parte della paura attuale era già “prezzata”, possibile rimbalzo deciso.

Qui il mercato diventa letteralmente una scommessa sulle decisioni regolamentari e sugli indici. Per chi ha in portafoglio questi titoli (o pensa di comprarli), il report e lo strumento AI su NotebookLM sono utili per capire:

  • quali aziende sono in lista,
  • quanto pesano negli indici,
  • quale potrebbe essere l’impatto in caso di decisione favorevole o sfavorevole.

Non si tratta di panico ma di gestione del rischio: sapere cosa si possiede e quali sono le variabili extra-mercato che possono cambiare il quadro in modo improvviso. 🧨

Cosa fare con tutte queste informazioni? 🧭

Un report di 122 pagine può sembrare intimidatorio, ma se lo si guarda come una mappa, emergono alcune idee guida utili anche per chi è alle prime armi:

  1. Bitcoin è sempre più un asset di tesoreria corporate
    Le aziende pubbliche accumulano milioni di BTC per motivi diversi: riserva di lungo periodo, leva finanziaria, strumento di raccolta capitali, copertura rispetto all’inflazione monetaria. Capire chi lo fa e come è fondamentale per scegliere eventuali esposizioni indirette.
  2. Non tutte le aziende “Bitcoin” sono uguali
    Miner, veicoli di equity financing, aziende operative con tesoreria in BTC: hanno profili di rischio e rendimento molto diversi. Metterle tutte nello stesso calderone è un errore che il report aiuta a evitare.
  3. Il timing corporate è spesso pessimo
    Molte aziende comprano sui massimi. Questo crea opportunità: in fasi di ribasso, chi ha bilanci solidi e BTC comprati “male” ma in quantità enormi può diventare una scommessa interessante per il ciclo successivo.
  4. Enterprise value vs BTC detenuti svela le sottovalutazioni
    Laddove l’enterprise value è basso rispetto ai Bitcoin in bilancio, il mercato potrebbe essere troppo pessimista. Ma serve analisi approfondita: non basta vedere “tanti BTC” per avere un buon investimento.
  5. Il rischio regolamentare non è opzionale
    Delisting da indici, normative fiscali, limiti istituzionali: tutto questo può trasformare una tesi di investimento vincente in pochi mesi. Monitorare questi aspetti è parte integrante dell’investimento in aziende Bitcoin-related.

Bitcoin resta un asset scarso, neutrale e globale. Le aziende quotate che lo adottano come tesoreria o come cuore del proprio business stanno costruendo un ponte tra il mondo delle criptovalute e la finanza tradizionale. Per l’investitore, imparare a leggere report come quello di Bitcoin Treasury significa dotarsi di una bussola per navigare questo nuovo territorio senza farsi guidare solo dalla FOMO o dal panico del momento. 🌍🧭