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Debasement Trade: perché gli anni d’oro dei mercati potrebbero essere finiti (e il ruolo di Bitcoin)

Tempo di lettura: 9 minuti

Stiamo entrando in anni di magra? 📉

Dimentichiamoci i mercati che salgono senza sosta, i portafogli che fanno +10% all’anno come se fosse la norma e le borse americane sempre su nuovi massimi. Sempre più analisti macro – tra cui la ricercatrice finanziaria Lyn Alden – convergono su un’idea semplice ma scomoda: i prossimi anni potrebbero essere caratterizzati da rendimenti bassi, mercati azionari meno generosi e una lenta ma costante perdita di potere d’acquisto delle valute fiat. In questo contesto, capire come ripensare il portafoglio diventa fondamentale, così come interrogarsi sul ruolo che asset come oro e Bitcoin possono avere come rifugio. 🧭

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Cos’è il “Debasement Trade” 💸

Il termine Debasement Trade descrive una strategia di investimento costruita sull’idea che le valute emesse dagli Stati, come il dollaro o l’euro, continueranno a svalutarsi nel tempo. Il punto centrale è semplice: gli Stati sono estremamente indebitati, non esiste un piano realistico per ripagare questi debiti e lo strumento più “facile” a disposizione è lasciar correre l’inflazione, cioè erodere il valore della moneta nel tempo. In questo scenario, chi vuole proteggere il proprio patrimonio tende a spostarsi verso asset che non dipendono direttamente da uno Stato. 🛡️

“Fare il Debasement Trade” significa quindi ridurre l’esposizione ad attività strettamente legate alla valuta (come molte obbligazioni governative) e aumentare l’esposizione ad asset che possono difendere il potere d’acquisto: materie prime, oro e – secondo una parte crescente del mercato – Bitcoin. 🚀

Asset produttivi vs asset improduttivi: la distinzione chiave 🔍

Per capire perché il Debasement Trade sta diventando centrale, bisogna prima distinguere tra asset produttivi e asset improduttivi. È una separazione fondamentale per ogni investitore, anche principiante. 🧠

Asset produttivi: azioni e obbligazioni

Gli asset produttivi sono quelli che generano una rendita. I due esempi più classici sono:

  • Azioni: rappresentano una quota di una società. L’azienda produce beni o servizi, genera utili e può distribuirne una parte sotto forma di dividendi. Inoltre il prezzo dell’azione può salire o scendere nel tempo, ma la caratteristica distintiva è che l’azienda “produce qualcosa”. 💼
  • Obbligazioni: sono prestiti che fai a uno Stato o a un’azienda. In cambio ricevi un interesse periodico e, alla scadenza, la restituzione del capitale. È un flusso di cassa programmato. 🧾

In condizioni normali, gli investitori preferiscono questi asset perché offrono una rendita prevedibile: cioè non “speri solo che salgano”, ti pagano qualcosa lungo il percorso.

Asset improduttivi: materie prime, oro e Bitcoin

Gli asset improduttivi non generano flussi di cassa: il loro valore dipende unicamente da domanda e offerta. In questa categoria rientrano:

  • Materie prime come oro, argento, rame, petrolio.
  • Immobili “vuoti” (se non affittati, non producono reddito).
  • Bitcoin, che non paga dividendi né interessi, ma può apprezzarsi nel tempo grazie alla sua scarsità e al crescente interesse del mercato.

Questi asset non pagano interessi, non distribuiscono dividendi: li possiedi perché credi che preserveranno o aumenteranno il loro valore rispetto alla valuta. Sono tipicamente usati come riserva di valore o come assicurazione contro l’inflazione e la perdita di potere d’acquisto. 🔐

Perché oro e Bitcoin hanno corso così tanto? 🏃‍♂️💨

Negli ultimi anni, oro e Bitcoin hanno avuto performance impressionanti rispetto a molti altri asset. Se guardiamo un orizzonte di circa cinque anni, il quadro che emerge è indicativo:

  • Bitcoin è cresciuto di oltre il 300% circa.
  • L’oro è salito di oltre il 100%.
  • L’S&P 500 (il principale indice azionario USA) ha raddoppiato più o meno il suo valore.
  • Il mercato immobiliare è cresciuto molto meno.
  • Il mercato obbligazionario a lunga scadenza, in alcuni casi, ha addirittura perso valore.

Il dato sorprendente non è che Bitcoin sia salito tanto (è notoriamente un asset volatile), ma che gli asset improduttivi come l’oro abbiano battuto persino molte obbligazioni a lungo termine, che invece dovrebbero teoricamente premiare chi presta denaro per anni. Questo è un segnale potente: il mercato sta sempre più sfidando la logica tradizionale che vede nelle obbligazioni il porto sicuro per eccellenza. ⚓

Il problema delle obbligazioni in un mondo che stampa denaro 🖨️

Perché le obbligazioni, che sono asset produttivi, hanno iniziato a rendere meno attraenti rispetto a oro e Bitcoin? La risposta sta nella combinazione letale di debito pubblico enorme e stampa di denaro. 💥

Quando compri un’obbligazione governativa, in pratica:

  • Prestai soldi allo Stato.
  • Ricevi un interesse prefissato.
  • Ti esponi non solo al rischio che lo Stato ripaghi il debito, ma anche al rischio di svalutazione della valuta in cui è denominata l’obbligazione.

Se la banca centrale stampa molta moneta per comprare quel debito (quantitative easing) o per sostenere l’economia, succedono due cose:

  • Aumenta l’offerta di valuta, che tende a perdere valore.
  • Se il mercato inizia a non volere più tanto debito, il prezzo delle obbligazioni scende e i rendimenti salgono, penalizzando chi le ha comprate prima.

Risultato: molti investitori iniziano a chiedersi perché dovrebbero prestare denaro a lungo termine in cambio di un interesse che non compensa la perdita di potere d’acquisto. E iniziano a cercare rifugio altrove. 🧳

Dal 2020: il grande punto di svolta 📍

Il 2020 è stato un anno spartiacque. La fuga verso la “sicurezza” è stata così estrema che, in un certo momento, c’erano trilioni di dollari di obbligazioni con rendimento negativo. In pratica, molti investitori accettavano di pagare pur di prestare soldi a Stati ritenuti “sicuri”. Un paradosso totale dal punto di vista del buon senso. 🤯

Quel periodo ha segnato un pivot storico: per decenni (dai primi anni ’80 fino al 2020) abbiamo vissuto un lunghissimo trend di tassi di interesse in discesa. Più i tassi scendevano, più:

  • prendere a prestito era facile ed economico,
  • i prezzi di azioni e immobili salivano,
  • il patrimonio finanziario cresceva molto più velocemente dei redditi reali delle persone.

È stata l’era della finanziarizzazione estrema: chi possedeva asset (azioni, immobili, portafogli corposi) vedeva aumentare in modo vertiginoso la propria ricchezza, mentre chi viveva di solo stipendio restava indietro. Il risultato? Divari di ricchezza enormi e un sistema in cui il top 1% concentra una quota sempre più grande del patrimonio globale. 🎩

Valutazioni azionarie fuori scala: multipli da bolla 📈

Nel frattempo, i mercati azionari – in particolare quello americano – sono arrivati a valutazioni storicamente altissime. Gli investitori pagano alcune azioni 30, 40, 50 volte gli utili generati dalle aziende. Questo rapporto è spesso indicato come multiplo (ad esempio, il famoso P/E – Price/Earnings).

Per dare un ordine di grandezza:

  • Per molti decenni, multipli intorno a 10–15 erano considerati “normali”.
  • Oggi, in diversi settori (soprattutto tech, IA, crescita), si pagano multipli 30–50 o anche di più.

È come pagare una casa 50 volte l’affitto annuo: lo fai solo se ti aspetti che gli affitti (cioè gli utili) esplodano in futuro o che il mercato continui a comprare a prezzi sempre più folli. Ma questo giochino funziona finché circola credito abbondante e a basso costo. Se i tassi salgono o restano comunque non più a zero, l’aria nella bolla inizia lentamente a uscire. 🫧

La svalutazione monetaria: il potere d’acquisto che evapora 🥵

Per capire perché sempre più persone parlano di Debasement Trade, bisogna guardare al crollo del potere d’acquisto delle valute fiat negli ultimi decenni. Un esempio emblematico è il dollaro americano. Da quando, negli anni ’70, è stato sganciato dall’oro, il suo potere d’acquisto è sceso in modo praticamente ininterrotto. 📉

Tradotto in termini semplici: per comprare oggi ciò che nel 1790 avresti comprato con 100 dollari, te ne servirebbero diverse migliaia. Nel grafico dei prezzi storici si vede chiaramente come, dopo il cambio di regime monetario, la curva dei prezzi al consumo si impenna e il valore reale del dollaro affonda. Non si è mai più tornati ai livelli di potere d’acquisto di un tempo. 💀

Questo non è un incidente di percorso, ma una caratteristica strutturale del sistema fiat: per sostenere debiti crescenti, crisi ricorrenti e spesa pubblica elevata, diventa quasi inevitabile ricorrere alla svalutazione della moneta. E qui entra in scena il Debasement Trade: chi capisce questa dinamica cerca asset durevoli, non stampabili, da tenere in portafoglio come ancora di salvezza di lungo periodo. ⚓

La “Gradual Print”: non un’altra esplosione, ma una goccia che scava la roccia 💧

Lyn Alden non prevede necessariamente un nuovo tsunami di stampa monetaria come quello visto durante la pandemia, con migliaia di miliardi creati in pochi mesi. Parla piuttosto di una fase che definisce “The Gradual Print”: una stampa di denaro lenta, costante, meno spettacolare ma altrettanto corrosiva sul potere d’acquisto. 🐢

Lo scenario è questo:

  • I tassi di interesse non possono essere alzati troppo senza rischiare di far collassare il sistema (debiti troppo alti, mercati drogati da anni di liquidità facile).
  • Allo stesso tempo, non possono essere tagliati in modo aggressivo come in passato perché l’inflazione è ancora una minaccia reale.
  • La via di mezzo diventa quindi una gestione graduale: un po’ di stampa, un po’ di sostegno al sistema, ma senza eccessi appariscenti.

Per il cittadino medio, questo significa una cosa sola: la moneta continua a perdere potere d’acquisto lentamente, senza shock immediati, ma erodendo anno dopo anno i risparmi lasciati fermi sul conto. 🏦

Azionario sovrapprezzato, credito meno facile: fine dei rendimenti facili? 🚫🚀

Se la liquidità non scorre più a fiumi e l’accesso al credito non è più così semplice, il mercato azionario – soprattutto quello USA, oggi molto caro – rischia di entrare in una fase di rendimenti modesti. Gli investitori potrebbero iniziare a non accettare più multipli esagerati: se l’economia rallenta, se i margini di crescita si riducono e se il denaro non è più “gratis”, diventa naturale dire: “A questi prezzi, quell’azione non la compro”. ❌

In altre parole, dopo decenni di rialzi quasi inarrestabili, potremmo entrare in un periodo in cui gli indici azionari:

  • rendono molto meno rispetto al passato,
  • vivono fasi laterali lunghe,
  • offrono più volatilità che valore reale di lungo periodo.

Questo non significa che le azioni “non servono più”, ma che non possiamo più dare per scontato il +7–10% annuo reale che molti manuali di finanza personale citano guardando al passato. Il passato, in questo caso, potrebbe non ripetersi. ⏳

Materie prime come rifugio: ma non tutte sono uguali ⛏️

Il report di Lyn Alden suggerisce che, nello scenario di Debasement Trade, a fare realmente la differenza potrebbero essere le materie prime, più che il classico mercato azionario. La logica è chiara: se la valuta si svaluta, gli asset reali – che non si possono stampare – tendono a mantenere o aumentare il loro prezzo in quella valuta. 🌋

Tuttavia, non tutte le materie prime si comportano allo stesso modo. Possiamo distinguerle in due grandi categorie:

  • Materie prime industriali (rame, petrolio, gas, metalli per l’industria): molto legate al ciclo economico. Se la crescita rallenta, la domanda cala e anche i prezzi possono scendere.
  • Materie prime “rifugio” (oro e, sempre più, Bitcoin): usate principalmente come riserva di valore, meno collegate direttamente all’andamento dell’economia reale.

In un contesto di crescita anemica ma di svalutazione monetaria costante, è probabile che siano proprio le materie prime rifugio a mantenere un ruolo centrale nei portafogli di chi vuole proteggere la propria ricchezza. 🛡️

Bitcoin come materia prima monetaria digitale 🧡

Arriviamo dunque alla domanda cruciale: in questo scenario di Debasement Trade e Gradual Print, Bitcoin può avere un ruolo centrale? Secondo una parte crescente di analisti e investitori istituzionali, la risposta è sì. E i motivi sono strutturali. 🧱

Bitcoin, pur essendo digitale, si comporta per molti aspetti come una materia prima monetaria:

  • Ha un offerta limitata a 21 milioni di unità.
  • Non può essere “stampato” da uno Stato o da una banca centrale.
  • È globalmente scambiabile, 24/7, senza confini.
  • È resistente alla censura e non dipende dal debito di nessun soggetto.

In altre parole, è esattamente l’opposto di una valuta fiat iper-indebitata: è scarso, prevedibile, neutrale. E per questo molti lo considerano sempre più una riserva di valore di lungo periodo, soprattutto in un contesto in cui gli Stati continuano a indebitarsi e a svalutare le proprie monete. 🧡

Dal boom azionario al rifugio monetario: il cambio di paradigma 🔄

Negli ultimi anni, chi ha puntato sui grandi titoli tecnologici e sull’onda dell’intelligenza artificiale ha spesso ottenuto rendimenti persino superiori a quelli di Bitcoin su certi orizzonti temporali. Ma questo potrebbe non essere il paradigma dominante per sempre. 📆

Se, come ipotizza il report, entriamo davvero in una fase di:

  • crescita economica più debole,
  • tassi che non tornano rapidamente a zero,
  • svalutazione monetaria lenta ma inesorabile,
  • mercati azionari con multipli già tiratissimi,

allora è plausibile che i rendimenti azionari medi si riducano sensibilmente rispetto al passato. In questo contesto, gli asset rifugio – e fra questi Bitcoin sta guadagnando un’attenzione crescente da parte di istituzioni, fondi e tesorerie aziendali – potrebbero rappresentare una delle poche categorie in grado di attrarre domanda strutturale nel lungo periodo. 📥

Cosa significa tutto questo per un portafoglio di investimento? 🧺

Anche se ogni situazione personale è diversa e non esistono ricette valide per tutti, dal quadro macroeconomico descritto emergono alcune linee guida generali (che non sono consigli finanziari, ma spunti di riflessione):

  • Non dare per scontato che le obbligazioni governative a lungo termine siano il porto sicuro di sempre.
  • Non aspettarsi dal mercato azionario gli stessi rendimenti medi del passato recente.
  • Valutare con attenzione il rischio di svalutazione monetaria sul proprio patrimonio.
  • Considerare una quota di asset non dipendenti dallo Stato (oro, Bitcoin) come possibili strumenti di difesa di lungo periodo.

L’idea non è fuggire in massa dagli asset produttivi, ma riequilibrare il portafoglio alla luce di un mondo in cui il motore dei rendimenti facili (tassi in costante discesa e credito a basso costo) sembra essersi inceppato. 🔧

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Conclusione: addio ai decenni facili, benvenuti nella realtà 🪙

Il messaggio di fondo del Debasement Trade è scomodo ma necessario: potremmo aver salutato per un bel po’ i decenni in cui bastava comprare un indice azionario o qualche obbligazione per dormire sonni tranquilli e vedere il proprio patrimonio crescere costantemente. 🛏️

Ci aspettano probabilmente anni di:

  • rendimenti medi più bassi su azioni e obbligazioni,
  • valute fiat in lenta ma continua erosione,
  • maggiore importanza degli asset rifugio e delle materie prime monetarie,
  • ruolo sempre più centrale per strumenti come Bitcoin nelle strategie di protezione patrimoniale di lungo periodo.

Non è un invito a lanciarsi alla cieca su un singolo asset, ma un invito a capire il contesto macro, studiare, farsi un’idea autonoma e costruire un portafoglio coerente con il mondo verso cui stiamo andando, non con quello che ci raccontano i manuali scritti guardando al passato. 📚

In un sistema in cui le valute vengono progressivamente svalutate per sostenere debiti fuori controllo, scegliere consapevolmente dove parcheggiare il proprio tempo e il proprio lavoro convertito in risparmio non è più un lusso da appassionati di finanza: è una necessità. E, nel dibattito su come difendere il potere d’acquisto nel lungo periodo, Bitcoin sta diventando sempre più difficile da ignorare.