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Epstein, le e-mail e Bitcoin: cosa c’è di vero su investimenti, MIT Media Lab e “controllo” dello sviluppo

Tempo di lettura: 7 minuti

Negli ultimi giorni sono tornate a circolare e-mail attribuite a Jeffrey Epstein in cui compaiono riferimenti a Bitcoin e ad alcuni protagonisti del settore. 🕵️‍♂️ Il risultato è stato un’ondata di titoli e post “da scandalo” che insinuano un controllo occulto su Bitcoin. Per capirci qualcosa serve separare i fatti verificabili dalle ricostruzioni fantasiose, e soprattutto capire come funziona davvero lo sviluppo open source di Bitcoin. 🧩

La “mail del 2008” su Satoshi ed Epstein: perché è (quasi certamente) falsa

Una delle immagini più condivise è una presunta e-mail datata 31 ottobre 2008 (lo stesso giorno del white paper) che tirerebbe in ballo lo pseudonimo Satoshi e una “miniera d’oro”. 📩 Il punto chiave è che questa e-mail viene spesso collegata a un indirizzo associato al dominio terramar.org, ma The TerraMar Project risulta fondato nel 2012, quindi un indirizzo e-mail di quel dominio nel 2008 non torna. 🔎 Questo tipo di incongruenza temporale è un classico campanello d’allarme quando si parla di leak virali e screenshot senza contesto. 🧯

Per inquadrare il contesto reale, vale la pena ricordare che il documento originale di Satoshi è pubblico e consultabile: white paper di Bitcoin. 📄 L’identità di Satoshi resta ignota, ma questo non rende vere tutte le “prove” che circolano online. ⚠️

Presunta email del 2008 su finanziamento e whitepaper del progetto Bitcoin

L’investimento in Coinbase (2014): cifra piccola, impatto nullo su Bitcoin

Tra gli elementi più citati c’è l’idea che Epstein abbia investito in Coinbase nel 2014. 🏦 Secondo ricostruzioni giornalistiche, si parla di circa 3,2 milioni di dollari (ordine di grandezza: pochi milioni) tramite contatti nel settore: notizia su TradingView. 📌 Anche prendendo per buoni quei numeri, si tratterebbe di una quota molto marginale rispetto all’azienda, quindi non di una leva per “controllare” nulla, e soprattutto non di un collegamento tecnico con il protocollo Bitcoin. 🧊

Il ruolo di Brock Pierce: connessione “di ambiente”, non prova di regia

Il nome che compare spesso è Brock Pierce, figura controversa ma nota nel mondo cripto, associata a diversi progetti nel tempo. 🧠 Una panoramica biografica è qui: Brock Pierce (Wikipedia). Citare Pierce può spiegare “come” certi giri di investimenti si incontrano, ma non dimostra alcuna manovra su Bitcoin, che non è una società e non ha un “capo” finanziario da comprare. 🧱

Blockstream ed Epstein: il punto non è “chi manda”, ma come funziona Bitcoin

Un altro tema ricorrente riguarda Blockstream, una delle aziende più importanti nell’ecosistema Bitcoin: sito ufficiale Blockstream. 🏗️ Il nome di Adam Back viene spesso associato a Blockstream e talvolta persino alle ipotesi su Satoshi (è citato nel white paper). Questo però non è una prova di “cabala”: significa solo che nel mondo cypherpunk certe idee e ricerche erano già in circolo. 🧪

La parte interessante emersa dalle e-mail, per come viene discussa, è che alcuni attori avrebbero valutato se accettare o meno fondi da Epstein, anche in relazione a conflitti con altri progetti (es. Ripple/Stellar). 📬 Ma qui bisogna essere molto chiari: anche se un investitore prova a entrare nel capitale di un’azienda del settore, non compra Bitcoin e non ottiene un interruttore per cambiare le regole del protocollo. 🚫

MIT Media Lab, Digital Currency Initiative e donazioni: cosa sappiamo davvero

Il nucleo dello “scandalo” più citato è la donazione di Epstein al MIT Media Lab, con una quota destinata a iniziative legate alle valute digitali. 🎓 Il Media Lab è una struttura di ricerca del MIT focalizzata su tecnologia e innovazione interdisciplinare: panoramica (ricerca Google). In varie ricostruzioni si parla di circa 850.000 dollari complessivi (con una parte attribuita alla ricerca su Bitcoin). 💰

È importante anche un dettaglio temporale spesso ignorato: la vicenda delle donazioni e delle polemiche sul Media Lab è stata raccontata già nel 2019, non è una “rivelazione di oggi”. 🗓️ In quel periodo il direttore del Media Lab si dimise e la scelta di accettare donazioni venne definita un errore di giudizio: articolo su la Repubblica. Per un riepilogo orientato al tema Bitcoin: approfondimento MilanoFinanza. 📰

Screenshot di una email del 2015 su Bitcoin e Digital Currency Initiative evidenziata in rosso e giallo

Chi è Joi Ito e perché compare in questa storia

In molti racconti salta fuori Joi Ito, legato alla gestione del Media Lab in quel periodo: Joi Ito (Wikipedia). 🧭 Il punto però non è costruire un romanzo “personaggi = controllo”, ma capire una cosa semplice: le università e i centri di ricerca spesso ricevono donazioni, e questo può essere eticamente criticabile (specie con certi donatori), ma non equivale a possedere o comandare Bitcoin. 🧷

“Bitcoin è controllato da 5 sviluppatori”? No: open source, consenso e nodi

Una delle narrazioni più fuorvianti è: “se paghi gli sviluppatori, controlli Bitcoin”. 😵‍💫 In realtà Bitcoin è un progetto open source: il codice è pubblico e chiunque può proporre modifiche, ma nessuno può imporle per magia. 🧠 Quello che conta è il consenso della rete: utenti, nodi e miner scelgono quale software eseguire. Se una modifica non piace, semplicemente non viene adottata. 🧱

È vero che esistono maintainer e figure di riferimento, perché serve coordinamento e revisione del codice. 👩‍💻 Ma “revisione” non significa “comando”: significa ridurre bug e rischi, mantenendo processi pubblici e verificabili. 🔍 Un esempio storico spesso discusso è il ruolo di Wladimir van der Laan come maintainer di Bitcoin Core: approfondimento (ricerca Google). Anche qui: non è un re, è un custode del repository principale, e il repository non è la rete. 🗃️

Bitcoin Core non è “Bitcoin”: puoi scegliere software diversi

Molti non sanno che esistono implementazioni diverse (conservando le regole di consenso) e che nessuno ti obbliga a usare una singola distribuzione. 🧰 Se domani un gruppo introducesse codice sospetto, il resto del mondo potrebbe rifiutarlo e continuare con una versione pulita. 🛡️ Questo è il senso della decentralizzazione: non “nessuno lavora”, ma “nessuno può costringere gli altri”. 🔐

Bitcoin Foundation: perché nacque e perché collassò

Per capire perché alcuni sviluppatori cercarono nuovi sponsor (università, aziende, non profit) bisogna citare la Bitcoin Foundation, nata per promuovere Bitcoin e finanziare sviluppo e advocacy. 🏛️ Puoi iniziare da qui: Bitcoin Foundation (ricerca Google). A un certo punto la fondazione si indebolì e implose anche per scandali e problemi reputazionali legati a figure dell’epoca. 🧨

Quando i canali di finanziamento saltano, gli sviluppatori devono comunque vivere. 💼 Da qui l’importanza di borse, aziende e programmi di ricerca: non per “comprare Bitcoin”, ma per pagare tempo-lavoro su un bene pubblico digitale. 🌍

Gavin Andresen, la CIA e l’errore di interpretazione più comune

Gavin Andresen è uno dei nomi più noti della prima fase di Bitcoin e viene spesso indicato come figura a cui Satoshi lasciò il testimone operativo. 🧑‍🏫 Una scheda introduttiva: chi è Gavin Andresen. Una fonte citata spesso per l’ultima e-mail a Mike Hearn è: The Defiant. 📚

La storia della presentazione alla CIA viene usata come “prova” di regia governativa. 🕶️ In realtà, l’idea che un’agenzia voglia capire un fenomeno nascente è banale: è esattamente ciò che fanno tutte le istituzioni quando una tecnologia diventa rilevante. 🧾 Se vuoi un riferimento popolare alla vicenda: discussione su Reddit. Il salto logico “CIA = controlla Bitcoin” resta ingiustificato. 🚧

Le Blocksize Wars e il New York Agreement: quando i potenti provarono davvero a spingere Bitcoin

Se si cerca un esempio concreto di “pressioni” e tentativi di indirizzare Bitcoin, la storia vera è quella delle Blocksize Wars e del New York Agreement. ⚔️ Qui non parliamo di screenshot virali, ma di uno scontro reale tra aziende, miner e comunità su come scalare Bitcoin. 🧱 Per iniziare a orientarti: New York Agreement (ricerca Google). Il risultato pratico è noto: una parte forzò la mano creando un fork (Bitcoin Cash), mentre Bitcoin mantenne le sue regole principali. 📉📈

Le e-mail “io so chi è Satoshi” e altri screenshot: perché non cambiano nulla

Tra i leak circolano messaggi di persone che dicono “io so chi è Satoshi” o che citano nomi noti. 🗣️ Queste affermazioni esistono da anni, ma senza prove verificabili restano chiacchiere. E soprattutto, anche se un domani l’identità di Satoshi fosse confermata, Bitcoin non cambierebbe: le regole sono pubbliche, il consenso è distribuito, il software è verificabile. 🧾

Schermata di un'email del 2013 con riferimento a Satoshi Nakamoto e Ted Nelson

Il punto centrale: puoi finanziare ricerca e sviluppo, ma non puoi “possedere” Bitcoin

La domanda utile non è “chi ha donato soldi a chi?”, ma: quel denaro può cambiare le regole di Bitcoin contro la volontà della rete? ✅ La risposta pratica è no. Anche se un donatore finanziasse un team brillante, potrebbe al massimo spingere proposte, non imporle. E se la proposta fosse dannosa, la rete la rifiuterebbe. 🧱

Questo non assolve moralmente nessuno: accettare fondi da personaggi tossici può essere un enorme problema etico e reputazionale. ⚖️ Ma trasformarlo in “Bitcoin è controllato da X” è un’altra cosa, ed è una conclusione che non regge né tecnicamente né storicamente. 🧠

Screenshot di un tweet che collega Jeffrey Epstein e Gary Gensler al caso Ripple e XRP con una email allegata

Conclusione: meno gossip, più comprensione di come funziona Bitcoin

Le storie su Epstein, donazioni e investimenti aiutano a capire come i potenti provano sempre ad avvicinarsi alle innovazioni. 🧲 Ma Bitcoin è nato proprio per ridurre la necessità di fidarsi di persone, fondazioni, aziende o benefattori. 🔒 La verifica è pubblica, il codice è aperto, il consenso è distribuito: se una narrativa non rispetta questi tre pilastri, è quasi sempre solo sensazionalismo. 🧯

Email del 2016 su proposta di nuove valute tra cui una valuta digitale conforme alla sharia

Per ulteriori ricerche sul tema delle donazioni al Media Lab e delle cronologie, puoi partire anche da questa ricerca: risultati su “epstein 850 mila dollari media lab” e confrontare le fonti nel tempo con spirito critico. 🧩