Un Natale anticipato per chi mina Bitcoin 🎄
Per qualcuno Natale è arrivato in anticipo: un miner solitario con una potenza di calcolo minuscola rispetto alla rete globale è riuscito a trovare un intero blocco e ad incassare l’intera ricompensa, circa 285.000–300.000 dollari. 🎁
Secondo i dati riportati da un’analisi de The Block, questo miner operava con circa 270 TH/s, cioè appena lo 0,002% dell’hash rate mondiale: statisticamente, le probabilità erano nell’ordine di 1 volta ogni 82 anni. Eppure è successo. Questo episodio ricorda in modo potente come il protocollo di Bitcoin resti aperto a tutti: anche chi mina con hardware modesto, pur partendo svantaggiato in termini probabilistici, resta comunque in gioco. 🔍
Per avere un’idea concreta: un piccolo dispositivo da home mining, come quelli che molte persone tengono in casa, sviluppa circa 1 TH/s. Rispetto ai grandi impianti industriali è una goccia nell’oceano, ma la magia del proof-of-work sta proprio qui: ogni hash calcolato partecipa alla stessa lotteria globale. La maggior parte dei miner domestici, realisticamente, non troverà mai un blocco in solo mining… ma la possibilità teorica esiste sempre. 🧠
Mining, furto di energia e repressione: il caso Tagikistan ⚡🚔
Sul fronte opposto rispetto al racconto del “Natale anticipato” del solo miner troviamo la stretta normativa sul mining in Tagikistan. Il Paese ha introdotto multe fino a circa 8.250 dollari e pene detentive fino a 8 anni per chi ruba energia elettrica per alimentare operazioni di mining di criptovalute. Lo racconta nel dettaglio un approfondimento di Cointelegraph. ⚖️
Il punto interessante non è tanto la punizione del furto di corrente – già di per sé un reato – ma il fatto che venga creata una norma specifica per il furto di energia legato al mining. Ciò significa che i governi stanno osservando con estrema attenzione l’impatto dei consumi energetici delle criptovalute, al punto da ritagliare leggi ad hoc per questo fenomeno. È un segnale forte: il mining è ormai riconosciuto come attività economicamente rilevante e potenzialmente impattante sulle infrastrutture energetiche nazionali. 🏛️
Questa situazione alimenta purtroppo una narrazione tossica: Bitcoin associato automaticamente a criminalità, furti di corrente, truffe. In realtà, l’uso illecito dell’energia riguarda una minoranza di operatori; ma poiché il mining richiede molta elettricità, e l’energia è un bene “rubabile” in modo più semplice rispetto a beni fisici o contanti, diventa il bersaglio ideale. Se guardiamo i dati storici sui flussi illeciti, il riciclaggio su Bitcoin rimane comunque una quota minima se confrontato con quello che avviene nel sistema fiat tradizionale. Tuttavia, nell’immaginario pubblico, il furto di energia per minare rimane uno dei principali fronti di attacco al settore. 🔌
Prezzo di Bitcoin: stabilità apparente, paura crescente 😱
Sul fronte prezzo, Bitcoin sta attraversando una fase laterale che, a uno sguardo superficiale, può sembrare una semplice fase di “noia da grafico”. In realtà, dietro questa stabilità apparente c’è un dato psicologico molto forte: l’indice Crypto Fear & Greed è sceso di recente in zona di paura estrema. ⛔
L’indicatore più utilizzato è il Crypto Fear & Greed Index di Alternative.me, che sintetizza in un numero da 0 a 100 il sentiment del mercato. Vengono presi in considerazione fattori come:
- volatilità di breve periodo;
- volumi e momentum di mercato;
- trend sui social media;
- dominance di Bitcoin rispetto alle altcoin;
- ricerche di tendenza (Google Trends e simili).
Storicamente, valori intorno a 5–10 punti hanno spesso coinciso con possibili bottom o zone di estrema sfiducia, mentre l’area 80–90 segnala euforia eccessiva. Negli ultimi giorni l’indice è sceso intorno a quota 11, un livello che rientra chiaramente nella fascia di paura marcata. Questo non significa automaticamente che sia il momento “perfetto” per comprare – l’indice non è un segnale operativo, ma uno strumento di consapevolezza. Il mercato può restare in paura estrema più a lungo di quanto immaginiamo, e Bitcoin potrebbe tranquillamente spingersi verso livelli di sentiment ancora più bassi (5–10) prima di invertire. 📉
Sul piano dei numeri, la correzione in corso si aggira attorno a un -30% dai massimi recenti (area 87.000 dollari secondo Bitcoin Magazine), mentre nella storia Bitcoin ha affrontato drawdown ben più profondi, fino al -70% o -90% nei cicli precedenti. Una discesa verso un -40%/-45%, con prezzi in area 70.000–75.000 dollari, rientrerebbe ancora nella “normale volatilità storica” dell’asset. Per un bitcoiner di lungo periodo, questi scenari rappresentano più un’opportunità di pianificazione che un allarme. ⏳
Per chi ragiona in ottica multi-ciclo, questa potrebbe essere una delle ultime finestre per accumulare Bitcoin sotto i 100.000 dollari. Non esiste alcuna garanzia che, una volta superata stabilmente quella soglia, il mercato torni a rivedere prezzi simili, soprattutto se la domanda istituzionale dovesse consolidarsi. È una valutazione soggettiva, non un consiglio finanziario, ma in ottica massimalista la tesi è chiara: ogni fase di paura estrema in un asset con offerta fissa tende a favorire chi accumula con disciplina. 💪
Strategy: un Bitcoin proxy con leva implicita 📊
In questo contesto di volatilità, un ruolo interessante lo giocano le società quotate esposte in modo massiccio a Bitcoin. Tra queste, spicca Strategy, azienda che utilizza Bitcoin come principale riserva di tesoreria e che di fatto rappresenta un’esposizione in leva sul prezzo dell’asset. Quando Bitcoin sale, Strategy tende a salire di più; quando Bitcoin scende, scende più del sottostante. 🚀📉
A inizio dicembre l’azienda ha istituito una riserva in dollari di circa 1,5 miliardi per coprire interessi sul debito e impegni legati alle proprie azioni privilegiate. Il 22 dicembre 2025 questa riserva è stata aumentata a 2,19 miliardi di dollari, come comunicato nel comunicato ufficiale pubblicato da Strategy. Questo fondo viene utilizzato per pagare interessi e “dividendi” sugli strumenti emessi, senza dover toccare le riserve in Bitcoin. 🏦
Il messaggio al mercato è forte: l’azienda vuole dimostrare di poter onorare i propri impegni finanziari in fiat senza essere costretta a liquidare le sue riserve di Bitcoin, aumentando così la percezione di solidità e continuità della strategia. Per gli investitori, Strategy diventa così una scommessa speculativa su un trend di lungo periodo: se Bitcoin continuerà a performare nel tempo, il titolo potrebbe amplificare i rendimenti. Ma vale anche il contrario in fasi di ribasso marcato, con rischi superiori rispetto a un acquisto diretto di BTC. 🎯
Dal punto di vista tecnico, il prezzo di Strategy si muove all’interno di un’ampia fascia laterale, con possibili ritest di aree di supporto importanti in zona 90–100 dollari se il sentiment generale dovesse rimanere negativo. È una dinamica coerente con la sua natura “Bitcoin in leva”: maggiore volatilità al rialzo e al ribasso. Per molti investitori bitcoiner, però, rimane una delle scommesse più intriganti da affiancare all’accumulo diretto di BTC, ad esempio tramite piccoli piani di accumulo periodici sul titolo. 📈
Bitcoin batte (di nuovo) le altcoin, anche in fase di ribasso 🧱 vs 🌪️
Un altro elemento chiave di questa fase di mercato riguarda il confronto tra Bitcoin e il resto del settore cripto. Negli ultimi mesi, praticamente tutte le principali categorie di token hanno performato peggio di Bitcoin, anche durante la correzione. I dati analizzati mostrano, per esempio, un -26% per Bitcoin a fronte di circa -36% per Ethereum, -48% per i token legati all’intelligenza artificiale, -56% per le cosiddette meme coin. 📉
Questi dati sono coerenti con il quadro illustrato da un report dettagliato pubblicato da Cointelegraph: su base trimestrale, la maggior parte dei settori cripto ha sottoperformato Bitcoin, sia nei rialzi che nei ribassi. Per chi è massimalista, è l’ennesima conferma empirica di una tesi semplice: nel lungo periodo, mantenere la maggior parte del patrimonio esposto su asset altamente speculativi e diluiti (altcoin) raramente ripaga meglio di una posizione concentrata su Bitcoin. 🧱
A rafforzare questa lettura arriva anche la Bitcoin dominance, ovvero la percentuale della capitalizzazione di mercato di Bitcoin rispetto all’intero mercato cripto. La dominance è tornata a salire: questo accade tipicamente in due scenari possibili:
- Bitcoin sale più delle altre criptovalute;
- Bitcoin scende meno delle altre criptovalute.
In questo caso siamo nel secondo scenario: il settore nel complesso sta correggendo con forza, ma Bitcoin tiene meglio. Chi aveva scommesso in modo massiccio su altcoin “di moda” si trova ora di fronte a perdite spesso disumane, mentre chi ha mantenuto un’impostazione massimalista sta subendo comunque volatilità, ma in modo molto più contenuto e, soprattutto, su un asset con fondamentali completamente diversi: offerta fissa, rete consolidata, sicurezza senza pari. 🔐
Dal rischio “pericoloso” all’asset speculativo ma legittimo: la svolta FSOC 🏛️
Sul fronte regolatorio arriva una notizia estremamente importante, soprattutto sul piano simbolico: il Financial Stability Oversight Council (FSOC), l’organo statunitense che monitora i rischi sistemici per la stabilità finanziaria, ha rimosso dai suoi report annuali la classificazione degli asset digitali come “potenziale pericolo” dedicato. 🧾
Come riportato da un’analisi di CoinDesk, negli anni passati le criptovalute erano accompagnate da avvertenze particolarmente dure, che le indicavano come un’area di massimo rischio e priorità di vigilanza. Nel 2025, questa etichetta è stata rimossa: gli asset digitali vengono ancora considerati volatili e speculativi, ma non più come una minaccia strutturale alla stabilità del sistema. È una differenza sottile sul piano formale, ma enorme su quello politico e comunicativo. 🧩
Perché è così importante? Perché le istituzioni finanziarie tradizionali – fondi pensione, wealth manager, assicurazioni, banche private – si muovono non solo sulla base dei numeri, ma anche del linguaggio regolatorio. Finché un report ufficiale segnala le criptovalute come “pericolose”, proporre Bitcoin (direttamente o indirettamente) ai clienti è quasi impossibile, soprattutto ai più conservatori. Ora, con un wording più neutro, un consulente può parlare di Bitcoin come di un asset rischioso e volatile, ma non taboo. Questo apre la porta a:
- maggiore inclusione di Bitcoin in portafogli diversificati;
- più facilità nel giustificare esposizioni istituzionali a consigli di amministrazione e comitati rischi;
- un salto di percezione: da “strumento pericoloso” a “asset alternativo speculativo, ma legittimo”.
Per il mondo Bitcoin questa è un’enorme vittoria culturale. La rete non ha cambiato il proprio codice per piacere alle istituzioni: sono le istituzioni che, lentamente, stanno adattando la propria narrativa a un asset che continua a dimostrare resilienza, sicurezza e capacità di assorbire shock senza richiedere salvataggi. Ogni passo in questa direzione rende più facile per i grandi capitali entrare, e una volta che entrano difficilmente escono in modo coordinato. 🧠
Cosa significa tutto questo per un nuovo bitcoiner? 🧭
Mettendo insieme tutti i tasselli – il solo miner fortunato, le repressioni sul furto di energia, la paura estrema sui mercati, la sovraperformance di Bitcoin sulle altcoin e la svolta regolatoria del FSOC – emerge un quadro coerente per chi si avvicina ora a questo mondo:
- Bitcoin rimane aperto a tutti: anche con un hashrate minuscolo puoi partecipare alla rete, rafforzarla e, almeno teoricamente, vincere la “lotteria” di un blocco.
- Il contesto regolatorio è in evoluzione: gli abusi (come il furto di corrente) vengono giustamente perseguiti, ma parallelamente cresce la legittimazione dell’asset a livello istituzionale.
- La volatilità è una feature, non un bug: fasi di -30% o -40% sono parte integrante della vita di Bitcoin; strumenti come il Fear & Greed Index servono per capire il sentiment, non per prevedere il futuro.
- Le altcoin, nel complesso, continuano a deludere rispetto a Bitcoin: nei cicli lunghi, il rischio aggiuntivo raramente viene compensato da rendimenti superiori.
- Gli attori istituzionali si stanno allineando: società quotate come Strategy e regolatori come il FSOC muovono lentamente ma in modo costante verso un mondo in cui avere Bitcoin in bilancio o in portafoglio non sarà più percepito come una follia, ma come una scelta razionale di gestione del rischio e dell’inflazione monetaria.
Per il lettore non esperto, il messaggio centrale è semplice: Bitcoin non è un “giocattolo da trader”, ma un’architettura monetaria globale che continua a funzionare, a distribuire ricompense, a punire i comportamenti illeciti e ad attirare l’attenzione – e i capitali – di chi ragiona in orizzonti temporali lunghi. In un mondo che cambia rapidamente, l’idea di un asset con offerta fissa e regole non modificabili da nessun governo sta diventando sempre meno radicale e sempre più… normale. 🌍



