📈 L’inflazione sorprende al rialzo
15 luglio 2025 – L’inflazione statunitense torna a far tremare i mercati e raffredda le speranze di un imminente taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Il dato di giugno segna una crescita dei prezzi del 2,7% su base annua, ancora ben lontano dall’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale. Ancora più preoccupante il dato core, che esclude energia e alimentari, salito al 2,9%: un segnale chiaro che la pressione sui prezzi è ormai radicata in diversi settori dell’economia. Tra i principali responsabili di questo rimbalzo inflattivo ci sono le nuove tariffe doganali su prodotti importati, come abbigliamento, arredi e generi alimentari, che hanno spinto i costi per le famiglie americane.
🏦 La Fed si blocca: tagli rinviati, forse a settembre
Fino a poche settimane fa, molti analisti scommettevano su un taglio dei tassi già a luglio, ma i nuovi numeri hanno ribaltato lo scenario. Le probabilità che la Fed riduca i tassi durante il prossimo meeting si sono quasi azzerate. Il mercato ora guarda a settembre, sperando che nel frattempo l’inflazione mostri segnali di rallentamento. All’interno della Federal Reserve emergono posizioni contrastanti: alcuni membri come Michelle Bowman e Christopher Waller si erano detti favorevoli a un taglio estivo, ma il presidente Jerome Powell mantiene la linea della cautela, ribadendo che la priorità è riportare l’inflazione stabilmente al 2%, anche a costo di mantenere la stretta monetaria più a lungo.
📊 Lavoro forte, nessuna urgenza per stimoli
A rafforzare la posizione prudente della Fed contribuisce anche un mercato del lavoro ancora sorprendentemente solido. A giugno sono stati creati 147.000 nuovi posti di lavoro, ben oltre le previsioni. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,1%, segnale di una domanda occupazionale ancora robusta. Questa situazione riduce ulteriormente la pressione sulla banca centrale: finché l’occupazione tiene, la Fed può permettersi di non intervenire per stimolare l’economia.
⏳ Settembre sarà decisivo
Al momento, l’ipotesi più probabile è un primo taglio dei tassi a settembre, a patto che l’inflazione torni a rallentare, gli effetti delle tariffe non inneschino ulteriori rincari e il mercato del lavoro cominci a mostrare segni di raffreddamento. Molto dipenderà dai dati dei prossimi mesi: se prezzi e occupazione continueranno a mostrare resistenza, anche settembre potrebbe slittare.
🧠 Conclusione
La Fed resta in stand-by: l’inflazione non è ancora domata e l’economia, pur rallentata, non giustifica una virata accomodante. Gli investitori dovranno convivere ancora con tassi alti e mercati volatili. L’estate sarà una fase di attesa: occhi puntati sui dati di luglio e agosto. Solo allora potremo sapere se il primo vero segnale di svolta arriverà in autunno.